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Manovra, la sfida di Cofferati e Moratti: non possiamo approvare il bilancio

A fine giornata, precisa: «La politica non c’entra, è stata una decisione tecnica». Eppure la decisione di Sergio Cofferati di non approvare il bilancio di Bologna nei termini previsti e di entrare in esercizio provvisorio, è stato visto da molti come un gesto politico, un modo per rilanciare la sfida dei sindaci contro questa Finanziaria di «lacrime e sangue». Solo che, questa volta, i sindaci non lo seguono. Perché, se è vero che la maggior parte dei bilanci viene approvata di solito ben oltre gennaio, non è più aria di grandi rivendicazioni politiche. Così, in molti si defilano e anche il torinese Sergio Chiamparino — uno che poco tempo fa voleva «portare le chiavi del Comune a Roma» — si chiama fuori: «Quanto a polemiche ho già dato. Se la mossa di Sergio serve per ottenere la conferma di ciò che abbiamo ottenuto bene, altrimenti direi basta così». A dargli manforte apertamente resta un esponente dell’altro schieramento, il sindaco di Milano Letizia Moratti.

A far scoppiare il caso ci ha pensato il gruppo della Margherita di Bologna, contestando a Cofferati la scelta di non approvare il bilancio: «Si deve assumere le sue responsabilità». Il fatto è che Bologna è città austera, dai bilanci severi e redatti con largo anticipo: a differenza di molte grandi città, non va in esercizio provvisorio dagli anni ’80, dall’epoca di Renato Zangheri.

La scelta di Cofferati colpisce, dunque. Lui la chiarisce così: «Se il Comune ha dei sacrifici da chiedere ai cittadini, è buona norma e buon senso aspettare di avere il quadro definitivo per intero, visto che la discussione in Senato riguarderà emendamenti che possono avere ricadute sul bilancio». Insomma, se devo fare dei tagli, devo sapere di quanto. Anche perché ora la manovra per Bologna è di 26 milioni, ma a seconda degli emendamenti può oscillare da 22 a 28 milioni, ovvero di un punto di Irpef. E allora, dice Cofferati, con questa confusione non posso permettermi di improvvisare. Per questo, dice, sarebbe giusto prorogare i termini di scadenza di presentazione del bilancio. Prorogarli per legge, perché la proroga annuale è prassi e l’Anci si appresta a chiederla nel direttivo di oggi.

Ma se la prassi è questa, restano l’anomalia di Bologna e lo strappo di Cofferati. Ubaldo Salomoni, consigliere regionale di Forza Italia lo spiega così: «Cofferati lavora per il partito dei sindaci e contro Prodi». Se così fosse, i sindaci del centrosinistra non paiono intenzionati a seguirlo. Massimo Cacciari, primo cittadino di Venezia, è stupito: «Ci dev’essere un equivoco: tutti gli anni i bilanci vengono approvati a febbraio o marzo. Non c’è nessuna questione politica». Chiamparino aggiunge: «È ovvio che dobbiamo aspettare la Finanziaria. Dobbiamo capire, per esempio, se c’è o no il rimborso Iva sui servizi esternalizzati: per noi sono 20 milioni di euro, non bruscolotti». Detto questo, «noi sindaci abbiamo già ottenuto tanto, anche se ci sarà da stringere molto la cinghia. Però la vigilanza è importante: il governo deve rispettare gli impegni presi».

Veltroni da Roma e Pericu da Genova non intervengono, così come il fiorentino Domenici, presidente dell’Anci. Chi parla è il sindaco di Monza, Michele Faglia: «Noi il bilancio lo approviamo sempre entro gennaio. Non vedo motivi per non rispettare i tempi. La decisione di Cofferati mi sembra tutta politica e sproporzionata rispetto a una Finanziaria giusta: tutti i sindaci devono collaborare al risanamento dello Stato».

Manovra, la sfida di Cofferati e Moratti: non possiamo approvare il bilancio
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