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Moratoria, riparte il pressing radicale

I radicali riprendono il pressing per la moratoria sulle esecuzioni capitali e da mezzanotte di domenica sono di nuovo in sciopero della fame. Temono che ancora una volta vinca il partito del rinvio e che l’Assemblea generale dell’Onu – convocata a New York dal 24 settembre – non arrivi a votare la risoluzione che si attende da tredici anni e di cui il governo italiano è stato il principale ispiratore. È infatti grazie all’Italia che l’Unione europea – in passato più volte divisa – ha deciso a giugno di presentare come Ue la risoluzione alla sessione autunnale dell’Ag.
Ma, avvisa il gruppo di Pannella, la presidenza portoghese del Consiglio europeo, che non conosce bene il dossier, tende a gestire le cose da sé «trattando l’Italia come se fosse un paese come gli altri, anziché quello a cui si deve l’iniziativa politica ». C’ è il timore che «la burocrazia di Bruxelles che è responsabile di questi anni rinvii, ci riesca di nuovo», spiega Sergio D’Elia (Nessuno tocchi Caino). Dilazioni che possono passare anche per i gruppi tecnici che stanno lavorando all’accordo sulla risoluzione e che potrebbero mettere in forse l’impegno della presentazione del testo all’apertura dell’Assemblea.Da qui il pressing «per la presidenza portoghese », chiedendo però a D’Alema – con cui Pannella ha di recente parlato a lungo – «di tornare a giocare con forza il ruolo che spetta all’Italia».
Rassicura il sottosegretario agli esteri Gianni Vernetti che segue il dossier: «Non c’è di che preoccuparsi. Noi lavoriamo in pieno accordo con la presidenza del ConsiglioUe. A ottobre la risoluzione sarà discussa al Palazzo di Vetro prima in commissione diritti umani e poi in plenaria. Ho appena parlato con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon: sarà presente il 28 settembre a New York, quando presenteremo il testo in un evento pubblico.
È un segnale importante».

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