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Non una o nessuna, ma più tessere I partiti vivono sulla libertà individuale

Il vento cupo di antipolitica che spira sul nostro paese offusca, di tutta evidenza, quella diversità politica e orga­nizzativa che sono i Radicali, con la loro deliberata scelta di sostenere le proprie attività con l’autofinanziamento. E a dir po­co singolare che un partito, i Ra­dicali italiani, che ha deciso di vivere, con la galassia radicale, un anno politico di straordina­ria intensità, lo abbia fatto con poche unità – ripeto: unità – di collaboratori e con poco più di 300 mila euro, senza ricorrere, a differenza della precedente se­greteria, ad alcun indebitamen­to, ma racimolando quei circa 2 mila iscritti che il comitato na­zionale aveva individuato esse­re l’obiettivo minimo.
 
Eppure nessun intellettuale, nessun opinionista, senza nean­che quelle eccezioni che pure a volte ci è capitato di incontrare, ha voluto riflettere sul perché di questa anomalia a fronte delle opulenze altrui, vaticane da un lato e partitocratiche dall’altro, con i miliardi dell’otto per mille e con le decine, centinaia di mi­gliaia di iscritti ai partiti e i milioni di iscritti ai sindacati. Sintomo, questa miopia, di un aggra­varsi dell’ormai antropologica incapacità di cogliere il nuovo, la prospettiva, la ragionevolezza e, soprattutto, la forza creativa, rivoluzionante della nostra for­ma organizzativa.
 
Mentre tutti gli altri partiti, compreso quello più famoso di recente costituzione, presunto «nuovo», e quelli che si annun­ciano attraverso costituenti di varia denominazione, si costruiscono su valori e al massimo su appartenenze ed identità, noi Radicali siamo e restiamo il partito delle finalità, degli obiet­tivi, che di per sé non rappre­sentano valori ma mezzi per un fine unico: maggiore libertà per il maggiore numero di persone, libertà di accesso alle risorse personali e collettive.
 
E se abbiamo potuto essere il partito dei risultati del divorzio, dell’aborto, dei diritti civili, dei referendum, della non violenza politica, della vita del diritto e del diritto alla vita, della moratoria, e vogliamo oggi essere il partito dei ceti sociali non rappresentati, degli ultimi del welfare, con un rinnovo e ricambio della propria classe dirigente che non conosce eguali nella storia del nostro Paese, è perché siamo l’unico partito, certamente in Italia, che è nuova e diversa forma organiz­zativa, una sorta di società per azioni politica, dove l’azione che si compra è la tessera, come scel­ta individuale libera, responsabi­le e per questo onerosa.
 
Si può anche a parole predi­care il «partito senza tessera» ma la partitocrazia non è solo potere delle tessere, è costituita innanzi­tutto e soprattutto da quei pote­ri e metodi di cui neppure il Pd pare voglia fare a meno: i segretari provinciali del partito nomi­nati e non eletti, gli enti di volon­tariato, di Stato e parastato che rappresentano l’ennesima vittoria degli assetti pubblicistico-corporativi a discapito della centra­lità dell’individuo e della sua li­bertà anche nel decidere chi finanziare. Poco di nuovo dunque e molto di vecchio e, per questo, molto lontano dall’opportunità della doppia o tripla tessera che noi Radicali proponiamo quale massimo strumento di espressio­ne della libertà di ciascuno che per noi non può essere preroga­tiva, monopolio di una sola ed esclusiva associazione politica, ma può e deve potersi esprimere anche in forme e luo­ghi altri da noi. Per­ché solo dall’esercizio della libertà e della responsabilità indivi­duale si possono sviluppare gli anticorpi per non divenire «ca­sta», come di fatto so­lo noi non siamo di­venuti, essendo così continua­mente capaci di produrre, maga­ri anche con sole poche migliaia di iscritti e militanti, pionieri di terreni inesplorati dell’umana esistenza e del vissuto sociale, nuovo diritto da un lato e mora­lità dall’altro, grazie anche al fat­to che siamo un partito che si or­ganizza anno per anno su obiet­tivi e non su valori.
 
Per questo si sono iscritti a Radicali italiani nell’ultimo an­no per la prima volta gruppi di decine di persone: i liberi farma­cisti la cui lotta in questi giorni si rivela in tutta la sua durezza, molti imprenditori Veneti, i riformatori democratici, i giovani socialisti, quasi tutti i deputa­ti socialisti della Rosa nel pu­gno, a cui si sono aggiunti da po­co alcune individualità di socia­listi aderenti alla Costituente.
 
Per questo, in particolare sul­l’obiettivo della moratoria delle esecuzioni capitali, si sono iscritti al Partito radicale importanti personalità come Claudia Cardi­nale, Giorgio Albertazzi, Franco Battiato, Vasco Rossi, Maurizio Costanzo, Ferzan Ozpetek, Raf­faele La Capria, Pasquale Squitieri, Ilaria Occhini, Pino Caruso, Claudio Cecchetto, Carlo Lizza­ni, Francesca D’Aloja, Angela Missoni, Caterina Caselli, per ci­tarne solo alcune. Hanno tutti voluto prendere la tessera di quello che è il più antico e anche il più nuovo, ed effi­ciente in termini di ri­sultati ottenuti, tra i partiti esistenti.
 
Se davvero si vuole rinnovare il tes­suto disastrato della politica italiana con la costruzione di una autentica alternativa oc­corre seriamente far tesoro e nu­trire questa cellula sana e singolarmente vitale che sono i Radi­cali. Prenderne la tessera è anche l’aiuto concreto che uno può dare per arginare un vero e proprio piano di annientamento della no­stra peculiarità che passa anche attraverso la censura o lo stravol­gimento del connotato storico e politico di «radicale» che ci iden­tifica nel nostro paese.  

NOTE

tesoriera di Radicali italiani
Non una o nessuna, ma più tessere I partiti vivono sulla libertà individuale
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