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Olimpiade e Coca Cola, battaglia a sinistra

ROMA – Lo spot coi cittadini contagiati dal flusso di fratellanza diffuso dalla fiaccola sembra un po’ distante dalla realtà, adesso: il tedoforo griffato Coca-Cola invece della fratellanza olimpica sta trovando altro, cartelli di divieto d’accesso. E polemiche, soprattutto. A Roma ci sono almeno un paio di quartieri che rifiutano di far passare lo sponsor, e uno dei due presidenti dei municipi che boicottano le bollicine, annuncia di aver convinto, in un’assemblea a Bari, «trecento amministratori locali: certo, non faranno tutti come noi, ma alcuni sì». Le olimpiadi di Torino 2006 forse sono già iniziate: il tedoforo, per portare la fiaccola fino in Piemonte, rischia di dover saltare ostacoli.
IL PRIMO PASSO – Nasce tutto dalla decisione di un Municipio romano, l’undicesimo: quello sponsor vìola i diritti dei lavoratori in Colombia, e qui non passa. Un caso isolato, s’immagina. Invece no: la stessa decisione – all’unanimità, «col voto favorevole pure di An» – viene presa da un altro «quartiere» che doveva essere illuminato dalla fiaccola. E, in poche ore, altri municipi annunciano di «voler sottoporre al consiglio di zona la questione», e alcuni, come quello del centro storico, chiedono che sia «il comitato etico della città a esprimersi, per evitare questo fatto ridicolo di zone che dicono no e altre che fanno il contrario». Invece s’esprime il sindaco Veltroni: non parla alla stampa, ma fa trapelare l’«irritazione del Campidoglio». E il vicesindaco, Maria Pia Garavaglia, non esita a dire che «i presidenti possono fare tutte le battaglie politiche che vogliono, ma non possono imporle ai cittadini che così rischiano di rimetterci».
GLI AMMINISTRATORI – Adesso, la vicenda nata nella Capitale rischia di uscire dai confini cittadini: «Ho partecipato a Bari a un’assemblea con trecento amministratori locali, sindaci e assessori – dice il presidente dell’Undicesimo municipio, Massimiliano Smeriglio, Prc – e la nostra protesta è stata votata all’unanimità. È presto per dire se altre città ci seguiranno, ma certo – dice sorridendo – non si può escludere. A Bari, a Napoli, a Cosenza, chissà cosa accadrà… In Toscana sì, mi aspetto atti concreti». Intanto, di certo c’è quello che sta capitando a Roma, che in passato s’è già distinta per il boicottaggio della Coca-Cola, ora in una università, ora nella decisione di alcuni municipi di togliere le bottiglie con le bollicine dai distributori automatici; adesso, nella Capitale, i due presidenti dei Municipi si prendono le ironie dei colleghi, «pensassero ai reali bisogni dei cittadini», ma incassano anche la solidarietà dell’assessore regionale al Bilancio, Luigi Nieri: «Però sia chiaro, qui nessuno accusa le olimpiadi, contro i Giochi di Torino non c’è proprio nulla». Contro la Coca-Cola sì, però: c’è, ad esempio, una delibera regionale – sarà votata a giorni – che chiede una commissione d’inchiesta per capire se sia vero ciò che dicono i sindacalisti colombiani, e cioè che laggiù la multinazionale ha violato i diritti umani. C’è un processo in corso a Miami, per lo stesso motivo, ma in attesa di conoscere il verdetto, il Lazio offre una tregua: «Incontreremo presto i responsabili della Coca-Cola – dice Nieri -, se diranno sì a una commissione seria noi siamo pronti a concedere una moratoria, a sospendere le contestazioni e il boicottaggio». Si vedrà. Tempo, per una mediazione, non manca: l’8 dicembre la fiaccola parte dal Quirinale, fa tappa al Campidoglio e poi parte per il giro d’Italia che la condurrà a Torino.
IL TOROC – «Di certo – dice il presidente del Comitato organizzatore Toroc, Valentino Castellani – il percorso non lo possiamo cambiare, ci vorrebbe troppo lavoro e mancano poche settimane». È convinto che tutto sia nato «da un pregiudizio verso la Coca-Cola. E comunque noi il percorso lo abbiamo stabilito col Campidoglio. Vedrete, presto, insieme con il sindaco Veltroni, risolveremo la questione». Per il momento, c’è una certezza: «Il tragitto della fiaccola non cambierà». Ecco perché, prima ancora dei Giochi, il tedoforo rischia di misurarsi in una specialità olimpica: gli ostacoli.
Alessandro Capponi
Olimpiade e Coca Cola, battaglia a sinistra
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