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Pannella, ieri, a Radio Radicale: rispondere alla più grande crisi sociale e istituzionale italiana con un provvedimento straordinario

“C’è l’obbligo da parte di ciascuno secondo le proprie funzioni e responsabilità, dal presidente della Repubblica alle altre cariche dello Stato, i parlamentari e tutti noi cittadini, di interrompere l’attività criminale e crimonogena che ha determinato e tuttora determina quella che definisco la massima urgenza sociale della storia della Repubblica italiana”. E’ quanto ha tra l’altro detto Marco Pannella nel corso della sua consueta conversazione domenicale con il direttore di “Radio Radicale” Massimo Bordin.
“Senza vita del diritto”, ha detto ancora Pannella, “evapora qualsiasi diritto alla vita”. Ed è cosa, questa, che riguarda e investe direttamente la sinistra italiana. Secondo Pannella, infatti, la sinistra si è situata “all’interno di una realtà oligarchica di regime, e non hanno più alcuna presa diretta sul vissuto della vita delle persone, e massimamente di quelle che sono escluse.
La realtà oligarchica della realtà politica si è aggravata a tal punto che la sinistra, anche quella che viene definita “radicale”, e le professioni più “radicali” nella sinistra moderata, ritengono, illusoriamente, di essere, da questo punto di vista, a posto.
Quella del carcere e della giustizia, ripete Pannella, è l’urgenza sociale più urgente e drammatica. “Per questo mi sono rivolto al capo del governo e al capo dell’opposizione, dicendo che hanno un’occasione per rispondere con un provvedimento straordinario di buon governo alla straordinarietà di questa crisi sociale e istituzionale, accertata dalle decine e decine di condanne che vengono da Strasburgo e che pongono l’Italia al di fuori dei trattati costituitivi dell’Unione Europea e dei Diritti dell’Uomo. Occorre varare la più straordinaria, forte, ampia, decisa e rapida delle amnistie che la Repubblica italiana ha avuto dalla sua nascita.”
Questo provvedimento di “governo”, sostiene Pannella, consentirebbe la riduzione almeno del 30 per cento dei processi in corso, e quindi i tribunali verrebbero sostanzialmente decongestionati dalla paralisi in cui sono precipitati, e ridurrebbero di almeno un terzo i detenuti, e quindi le carceri tornerebbero luoghi passabilmente vivibili per i detenuti e tutti coloro che vivono e lavorano in quella realtà. “In caso contrario, il comportamento criminale dello stato italiano diventa da tribunale penale internazionale e l’Italia resta in una situazione di flagrante criminalità. C’è dovere, un obbligo di interrompere questo reato. Se l’ambizione è straordinaria, allora forse in 48 giorni quello che in 48 anni non viene fatto ma disfatto può essere tentato, ed è per questo che dico che persino il presidente del Consiglio con il capo dell’opposizione, se si vedono mezz’ora possono in quella mezz’ora convenire la prima grande iniziativa ufficiale bipartisan.”
Pannella poi avanza una proposta nei suoi aspetti ancora tutta da definire e studiare, ma che può costituire una soluzione concreta. Così come, per la creazione di un moderno welfare in Italia occorre innanzitutto eliminare le casse integrazioni che si sono rivelate lo strumento di potere assistenzialistico che sappiamo, occorre anche uno scatto di fantasia per superare l’attuale situazione e studiare se vi siano alternative all’attuale sistema carcerario. In Italia ci sono circa 60mila detenuti. “Quanto costano alla collettività”?”, si è chiesto Pannella, ponendo il problema che ha definito della “decarcerizzazione”. Si potrebbe per esempio ipotizzare uno stipendio per i detenuti. “La maggior parte dei detenuti”, ha spiegato Pannella, “una volta usciti dal carcere non ha altra alternativa se non quella di tornare a delinquere, e così, in un circolo vizioso, finiscono con il tornare in carcere, e via così. Bisogna spezzare questo circolo”. Tutto questo comporta costi enormi per il bilancio dello Stato, e per il contribuente.
Uno “stipendio” ai detenuti, nelle forme tutte da studiare, potrebbe servire a spezzare questo circolo. “Io credo”, dice Pannella, “che occorra individuare, sull’insegnamento di Ernesto Rossi, alternative concrete sulle cose che si possono fare per evitare che chi finisce in carcere torni a torni nuovamente a delinquere perché una volta uscito non ha possibilità di fare altro. E’ una manovra economica urgentissima, occorre riflettere su questo. Probabilmente un buon 30 per cento di detenuti potrebbero essere “finanziati” in questo modo, è solo il germe di un’idea, di una proposta che occorre valutare, studiare, innanzitutto raccogliendo dati, cifre, e partire da qui: i costi, i benefici, i danni…Non ho una soluzione, mi limito solo a indicare una possibile strada, quella di un reddito di inserimento simile a quello previsto per i disoccupati in alcune forme di Welfare”.  

Pannella, ieri, a Radio Radicale: rispondere alla più grande crisi sociale e istituzionale italiana con un provvedimento straordinario
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