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Pannella: il listone non ci interessa, avanti con lo Sdi

  Marco Pannella, anche lei ha votato per le primarie dell’Unione?

 

 

 

 «Le chiedo di accettare una risposta che sia anche di sintesi e premessa a questa intervista. La risposta è “no”. Nessuno ci ha invitato o ha auspicato che lo facessimo. Nemmeno privatamente, almeno per quanto mi riguarda. Nessuno tra i 7 candidati. Hanno però, naturalmente, votato, e votato per Prodi, compagni e amici dello Sdi, con i quali condividiamo l’appartenenza al nuovo soggetto politico ”laico, socialista, liberale, radicale”, che si richiama a Loris Fortuna, Blair e Zapatero, e persegue una strategia alternativa che ha per passaggio obbligato l’alternanza del centrosinistra al centrodestra nel 2006. Quindi: una parte di noi non ha votato, un’altra ha votato Prodi».

 

 

 

 Come giudica i risultati di questa che è la prima consultazione in Italia per scegliere il leader di una coalizione?

 

 «Ottimi, come occasione e strumento di mobilitazione e comunicazione. Sarebbero stati pessimi senza l’imprevisto, trionfalistico forcing berlusconiano per la controriforma partitocratico-proporzionale: una prova di forza muscolare, riuscita e andata rapidamente in fumo, almeno fino alla sua prossima occasione. E non sarebbe riuscita, con cifre che per due domeniche avevo previsto da Radio Radicale, se invece che sette persone, volti, storie, linguaggi, avessimo visto a confronto sette sigle di partiti di una stessa coalizione con leadership predeterminata. Sarebbe mancato lo spettacolo, civile e democratico».  

 

Che cosa cambia nella battaglia delle prossime politiche con il ritorno al proporzionale?

 

 «Ma che ritorno! Il Mattarellum era un maggioritario già ampiamente metastasizzato, come il Tatarellum. Diciamo che il monopartitismo imperfetto, che da quasi mezzo secolo regge il regime postfascista, trova con Berlusconi i suoi due Listoni invece che quello “unico” del 1924: almeno due terzi dei parlamentari nominati da Roma, invece che in qualche misura “eletti”. E si scambiano i ruoli: i “maggioritari” sarebbero oggi al centrosinistra e i proporzionalisti (“ritardatari impenitenti”, come li bollava Don Sturzo già 51 anni fa) invece al centrodestra».

 

 

 

 Il patto che avete stretto con lo Sdi è cosa fatta o ci saranno ripensamenti?

 

 «Sia sicuro che ora, per almeno un mesetto, il 90% della classe politica italiana e di quella vaticana, amici e nemici riuniti, scateneranno un assedio ai compagni dello Sdi, con le buone o le cattive, perché mollino la presa di un futuro diverso, alternativo, laico-socialista-liberale-radicale, di riforma di sistema. Ma questi nostri compagni li deluderanno: hanno la tempra e la determinazione di combattenti come Loris Fortuna».

 

 

 

 Tra le pressioni in corso c’è anche quella per la lista unitaria legata alla candidatura di Prodi.

 

 «Noi stiamo con lo Sdi e i socialisti, i laici, i liberali, per l’alternanza e l’alternativa: andremo avanti, con lo Sdi, con il progetto laico-socialista-liberale-radicale».

 

 

 

 Ormai siete entrati a pieno titolo nell’Unione?

 

 «Sta all’Unione stabilirlo. Ricordo il precedente delle regionali, quando ci venne negata la cittadinanza nel centrosinistra dal confermarsi di una ormai cinquantenaria vera e propria conventio ad excludendum».

 

 

 

 Dopo le primarie il programma lo farà soprattutto Romano Prodi: accoglierà le vostre richieste, comprese quelle che incontrano il rifiuto dei cattolici, come le leggi sull’eutanasia?

 

 «Sono almeno sei mesi che ne parlano tra loro: sarà difficile per noi entrare nei dettagli di questo programma, accordarci su progetti complessi, ambiziosi, elaborati da altri, in sedi a noi precluse o estranee. Noi conteremo molto anche su battaglie parlamentari e di opinione. Ma la domanda è un’altra: l’Unione vuole o no un accordo politico-elettorale per il 2006 con noi? Dei radicali, e solo di loro, si conoscono benissimo obiettivi, metodi, tendenze, valori storici. E’ inutile chiederci documenti, analisi del sangue, accordi programmatici preventivi: ci dicano solo se ci accettano così come siamo, se nell’Unione c’è spazio anche per la cinquantennale tradizione e storia radicale, oltre che per quelle democristiane, comuniste o neomoderate. E comunque, se vogliono conoscere i nostri programmi c’e davvero solo un grande imbarazzo di scelta».

 

 

 

 Perché?

 

 «C’è ad esempio un archivio radicale online aggiornato quotidianamente. E può essere utile dare uno sguardo, anche a mezzo stampa, ai 31 punti programmatici di ingresso alla Convention di Fiuggi. Sono quelli per il nuovo soggetto politico redatti e proposti insieme allo Sdi. Comunque, ripeto, il problema è: c’è posto per la storia e la lotta antiregime dei radicali, oltre a quelle comuniste, democristiane, neocentriste?»

 

 

 

 Come giudica la rottura di Mastella con l’Unione?

 

 «Riguarda l’Unione e coloro che ne fanno parte, che vi sono ammessi. Gli insulti o gli aut aut dell’ottimo Mastella, riguardano l’Unione, non noi». 

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