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PANNELLA: LE RAGIONI E LE SCELTE DELL’ULTIMO CRAXI, CON VENT’ANNI DI ANTICIPO

4 gennaio 2006

 

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“L’attualità di Bettino Craxi (che c’è) o è volutamente ignorata è, ben peggio, colpevolmente mistificata e svilita. Bettino Craxi uscì di fatto e ufficialmente dalla realtà istituzionale ed anche politica italiana con il suo ultimo intervento parlamentare di chiamate di correo, di denuncia e di accusa (ben più che di difesa) con la quale illustrò e documentò la realtà di un regime partitocratico fondato su una comune convinzione e unità ideologica (quella della ineluttabilità e della convenienza) di un uso di parte, fazioso, delle istituzioni e dei cittadini italiani, incompatibile con uno Stato di diritto e una democrazia costituzionale.
Se ve ne fosse stato bisogno per coscienze libere e forti, abbiamo oggi la conferma che la caduta di Craxi, del Psi, della Dc, del Pri, del Pli e dello Psdi fu lo strumento attraverso il quale quel regime alla fine denunciato da Bettino potesse proseguire e resistere a quello che per un democratico, socialista, liberale, laico, radicale è il destino di un potere oligarchico costretto a radicarsi sempre nell’ intimo della società ed in contraddizione con i propri valori ufficialmente fondanti.
Bettino Craxi in realtà,  si trovò a pagare un alto costo per una scelta che aveva come obiettivo una possibile vittoria di una politica  di “Socialisti” (non “socialista”) attraverso una tattica politica non liberale, non socialista, non laica, nell’illusione che questo “mezzo” potesse provocare una affermazione storica proprio di quei valori che tatticamente abbandonava e – provvisoriamente, nei fatti – rinnegava. Alla fine, in quelle settimane, apparve chiaro – ma quasi solamente a lui – che quella sua scelta aveva portato al disastro il suo partito e lui personalmente. E cercò di far propria e di rilanciare la politica socialista, liberale, laica, alternativa che aveva malauguratamente abbandonata:  quella socialista e radicale di Loris Fortuna e mia, in gran parte fatta propria molto efficacemente da Claudio Martelli. E, com’è noto a molti più di quanti non lo ammettono, per settimane egli cercò di convincermi (e convincere) che: “… ora è il turno tuo, della tua politica, se non vogliamo lasciar travolgere il nostro tentativo e le nostre speranze di fondo”.
 Potremmo dunque dire, oggi, che formalmente aveva intuito e prescelto il necessario e il “nuovo” con poco meno di 20 anni di anticipo!
Quello che lui tentò in extremis era di ottenere che, con lui, crollasse tutto il tempio “filisteo”, che il diluvio spazzasse via coloro che con la crudeltà di autentici barbari lo immolavano e immolavano la  politica  di quel centro-sinistra da lui voluto e dagli altri partiti della coalizione, usando anche quella politica “barbara” ormai con evidenza senza remore per installarsi dalla parte dei vincitori urlando “Guai ai Vinti”.
Per un attimo sembrò che da quelle rovine potesse scaturire con il primissimo Berlusconi una alternativa liberale e antioligarchica. Da tempo tutti sappiamo che Silvio Berlusconi è stato ed è l’ultimo – per ora – di loro e non l’alternativa a loro. La Rosa nel Pugno oggi rappresenta la rinascita e la radicalità anche di quella speranza, oltre che di tutti coloro che ormai non possono più non prendere atto dell’unità profondamente partitocratica e oligarchica, politicamente mafiosa di “palermitani” e di “corleonesi” nelle alterne fortune del loro delittuoso affermarsi. E, oggi, continuiamo a sperare del loro “convertirsi”. La Rosa nel Pugno è la leva con la quale si può sperare di risollevare quel mondo di speranze democratiche e laiche, dopo quasi un secolo di tragedia, di sconfitte di declino del nostro paese e dio non voglia, come in passato esportandolo in tutta l’Europa.”
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 “Lo si sa: il passato che non s’affronta vive e incombe ineluttabilmente come persistente presente/futuro. O, per dirla chiaramente, condanna il presente a metastasi inarrestabili e letali d’un tumore che ci si era illusi di poter battere semplicemente nascondendolo a se ed agli altri, con l’aiuto illusorio dei soliti palliativi.
         Questo vale per il regime attuale per tutto il ceto dominante del nostro monopartitismo imperfetto dell’oligarchia, di destra o sinistra che appaia.
         Oltre ai 31 punti di Fiuggi, che non sono stati presi nemmeno in burocratica attenzione, ve ne sono altri che non possono non connotare – a mio personale avviso – la politica e i programmi adottati e difesi dalla Rosa nel Pugno, per l’Unione, il Centrosinistra, o come lo si voglia individuare.
         In primo luogo la concezione statolatrica che è alla base di pretese nuove legittimità per le quali vengono finanziati dai contribuenti, a loro spese, e senza controlli, malgrado il popolo italiano si sia pronunciato plebiscitariamente (con oltre il 90% dei Sì) contro, il finanziamento pubblico dei partiti, e probabilmente di sindacati, corporazioni di settore mentre oggi li si deruba, ripeto: li si truffa e si deruba, con una operazione tecnicamente e sostanzialmente illegale, violenta dette, secondo le leggi eccezionalmente davvero vigenti dette di: “rimborso spese”, anche se poi mai avvenute, conosciute, controllate. Abbiamo così (e dobbiamo cancellarli) l’uso e l’abuso di “servizi pubblici” ai fini di interessi “privati” (anche secondo la Costituzione italiana) che si aggiungono alle migliaia di milioni in contanti, non di rado usati per costituire patrimoni immobiliari, uso fruttifero e speculativo in banche o borse, in operazioni che da qualche anno vengono sempre più duramente e chiaramente alla luce come costitutive della, “nuova legalità” italiota.
         In secondo luogo va assolutamente affrontata  la  sistematica violazione di dettati costituzionali democratici, e dei Trattati comunitari internazionali in tema di diritto, di diritti e in particolare di elezioni, di elettorato passivo e di Costituzione stessa dei singoli momenti elettorali. Occorre progettare l’impegno, immediatamente, o non resterebbe che da constatare che fra centrodestra e centrosinistra resistono e si aggravano tutt’al più differenze solo quantitative nell’uso e per l’uso delittuoso delle istituzioni e degli interessi in essi dominanti, ripetiamolo: oligarchici e partitocratrici,  sideralmente distanti dalle realtà sociali e dalle regole costitutive di uno Stato di diritto….
         Potrei continuare – ahimé –  a lungo. Ed è interessante che ancora ieri a fronte del semplice lancio incidentale di un sassolino nello stagno oligarchico a titolo d’esempio e del tutto in via personale, si sia alzato un coro di rane, di moniti, di sdegnate reprimende. Pari, soltanto, al consenso popolare davvero generalizzato che, nei loro stessi “popoli”, tribù o, spesso, famiglie, mi si è, subito e ovviamente, manifestato: “Bonino for Presidente, magari!”
         Ma dove e quando, oltre che nella e dalla Rosa nel Pugno, si comincerà a discutere, a trattare compromessi, a governare retromarcie su tutto, dagli embrioni ai detenuti, alla crisi della giustizia e quella delle piovra mafioso-politica?”.
         Ora si griderà a Pannella che attacca e rompe con il centro-sinistra :-)? Da ridere; o da piangere?
         Per mio conto,  cerco così  di scongiurare debolezze, errori, cattive coscienze, illusioni, che realisticamente fanno della prospettiva elettorale un momento di altissimo rischio di dissipazione di un patrimonio di alternanza e di alternativa che a troppi era parso inesistente a fronte di anni e anni di successi che, accade a volte, accecano più che gli insuccessi”.

PANNELLA: LE RAGIONI E LE SCELTE DELL’ULTIMO CRAXI, CON VENT’ANNI DI ANTICIPO
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