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Più coraggio, Presidente Prodi…

Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, signore e signori Ministri, colleghe e colleghi,
 
non è senza emozione che mi accingo per la prima volta a prendere la parola in quest’Aula, per questo che è -nello stesso tempo- l’intervento di un deputato della Rosa nel pugno laica, socialista, liberale e radicale, ma anche l’intervento (dopo dieci anni: non accadeva dal 1996, prima dell’intervento -stamani- del collega D’Elia) di un militante politico radicale, di un rappresentante di quel movimento per i diritti umani e civili, per il diritto e la libertà, che, in primo luogo con Marco Pannella, ha animato e anima da decenni la vita civile del paese.
Speriamo di essere degni di quest’Aula, e, se mi è consentito, di onorare anche questa storia politica così ricca e peculiare.
 
Mi addolora solo il fatto che a prendere la parola non abbia potuto essere, come avremmo voluto e sperato, Luca Coscioni, incarnazione e simbolo di una battaglia di umanesimo liberale, la lotta per la libertà di cura e di ricerca. Luca non ce l’ha fatta; gliel’hanno impedito la malattia e la morte. Siamo qui anche per proseguire il suo percorso, celebrato da tanti (post mortem), ma anche così tormentato e ostracizzato (in vita) dagli oscurantismi, dalle superstizioni, dalle paure della modernità, che sembrano segnare tanta parte del ceto dirigente del paese.
 
Signor Presidente Prodi, noi sosterremo il Suo cammino, anche se -e lo diciamo con chiarezza- altro avremmo sperato da Lei e dalla coalizione che Lei guida.
In pochi mesi, l’Unione ha consumato una decina di punti di vantaggio rispetto al centrodestra; la vittoria è giunta per appena 25mila voti qui alla Camera (e forse sarebbe il caso di tenerlo presente nell’interloquire con la Rosa nel pugno, che ha con determinazione convinto un milione di elettori a stare da questa parte).
 
Mesi di difficoltà perfino per parlarci, per incontrarLa: ma questa è una storia che Lei conosce bene. Così come Lei sa bene quanto tentammo di sgolarci, nell’ultimo mese prima del voto, per evitare che grossolanità  e leggerezze, in primo luogo in materia di tasse, ci costassero in modo pesante e irrimediabile.
 
E’ da qui che occorre ripartire, dall’economia.
Il Ministro Padoa Schioppa (come il Governatore di Bankitalia Draghi) rappresenta una certezza, un frangiflutti tra le onde. Dobbiamo aiutarlo non solo nella difficile cura dei conti pubblici (con le brutte scoperte che si preparano sul rapporto deficit/pil), ma nella sfida della crescita. “Crescita, crescita, crescita” deve essere il nostro mantra. E per questo occorre una terapia d’urto, una scossa positiva, e anche il senso di uno sblocco psicologico.
 
Non crediamo che possa bastare l’intervento sul cuneo fiscale. Occorre dare il senso di una pagina nuova: parole e fatti chiari sulle liberalizzazioni (contro ogni oligopolio), e azioni concrete anche in termini di “riforme senza spesa” (come suggerisce da tempo, ad esempio, Francesco Giavazzi): abolire gli ordini professionali (per riaprire una società chiusa, prigioniera di lobby e corporazioni), abolire il valore legale del titolo di studio universitario (per garantire uno shock nel segno della competizione positiva, dell’invito ai giovani a scommettere su di sé più che sul possesso di un pezzo di carta).
 
E anche in termini di mercato del lavoro, noi stimiamo il ministro Damiano: ma, in tutta franchezza, crediamo che sia partito con il piede sbagliato, attaccando il Libro Bianco di Marco Biagi (che qualcuno, Sergio Cofferati, e non lo dimentichiamo, osò definire “limaccioso”). E’ invece proprio da lì che occorre ripartire. Siamo stati i primi a dire che non potevano essere solo i lavoratori a correre i rischi della flessibilità: ma sbarazzarci della Legge 30 sarebbe un grave errore. Va invece riequilibrata e completata, e proprio nella direzione del Rapporto Biagi. Riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, che in questo paese (penso alla cassa integrazione, con 6 miliardi e mezzo di ore erogate dal 1977, per un costo di 250mila miliardi di lire: e senza salvare davvero un posto di lavoro!) hanno finito spesso per tutelare troppo pochi (e soprattutto le grandi imprese decotte, a danno dei settori più trainanti). E intanto, su 100 persone che perdono il lavoro, in Italia, solo 17 hanno una qualche forma di tutela: ecco perché bisognerebbe -invece- pensare al modello inglese, con un sussidio di disoccupazione, e un meccanismo di “welfare to work” (formazione per rientrare presto nel circuito positivo).
 
Più coraggio, Presidente. “Meriti e bisogni”, dicevano i modernizzatori liberalsocialisti più di 20 anni fa; e ancora oggi, una politica innovativa, coraggiosa (anche contro il conservatorismo di una parte della sinistra) avrebbe la doppia caratteristica di rimettere il paese in movimento e -insieme- di aiutare i più deboli.
Ha detto Tony Blair: “Ogni volta che ho introdotto una riforma, mi sono pentito solo di non essermi spinto ancora più avanti”. Teniamo questa citazione come monito e come bussola.
 
E poi (vado veloce, mi avvio a concludere) tutti gli altri temi:
 
1. la laicità, i diritti civili sotto attacco sia per la tendenza del ceto politico a genuflettersi, sia per il tentativo delle gerarchie vaticane di dettare tempi, forme e contenuti dell’agenda governativa e politico-parlamentare.
 
Noi diciamo no. Non esiste alcun paese al mondo in cui le gerarchie di una confessione da una parte godano di privilegi eccezionali (Concordato, otto per mille, insegnanti di religione scelti dal vescovo e pagati dallo Stato) e dall’altra pretendano di entrare a gamba tesa nell’agone politico.
 
Il programma dell’Unione, su tutto questo, è vago, lacunoso, insufficiente: e un segno di speranza viene solo dalle belle e coraggiose dichiarazioni rese dalla Ministra Bindi, a cui facciamo i nostri auguri, insieme alle sue colleghe Turco e Pollastrini, che hanno compiti delicatissimi in queste materie.
 
2. Della giustizia ha parlato il collega D’Elia. Dopo tanti mesi, è stato confortante il Suo richiamo all’amnistia, che deve essere premessa per una grande riforma della giustizia. Occorre passare insieme dalle parole ai fatti.
 
3. In politica internazionale, avremmo voluto che si ponesse l’accento sulla sfida storica della promozione della libertà e della democrazia, sulla possibilità per milioni di donne e uomini, tuttora vittime di atroci dittature, di conoscere, nella loro vita, la speranza di un destino di libertà. Occorre lavorare su questo, con la nonviolenza (che è altra cosa da un pacifismo che troppe volte, nella storia, ha assistito passivamente allo scempio della democrazia e della libertà), ma anche con un’irriducibile politica contro ogni dittatura.
Ci conforta e ci emoziona, su questo, la presenza al Governo di Emma Bonino: siamo certi che, a partire dai nevralgici compiti che sono i suoi (in quella terra di confine tra la costruzione del diritto internazionale e la crescita delle relazioni economiche), la Ministra Bonino onorerà il Governo, il paese.
 
Ho lasciato per ultima, signor Presidente, una ferita grave contro il bene supremo di una comunità civile: la legalità.
 
Lei sa bene che otto parlamentari sono stati regolarmente votati ed eletti, ma sono ancora estromessi dal Parlamento, a causa di un’interpretazione abusiva della legge elettorale. Perché la maggioranza tace? Forse acconsente? Parrebbe di sì, dopo la sconcertante decisione di inserire nell’organo che dovrà decidere su tutto questo anche due diretti interessati (i parlamentari Zanda e Sinisi). Lei sa che, per battaglie di legalità come questa, sono state in passato messe in campo da Pannella, dai radicali, le lotte nonviolente più gravi e rischiose. Attendiamo la valutazione e gli impegni politici (l’evangelico “sì sì, no no”) del capo della c
oalizione che abbiamo scelto di sostenere.
 
Auguri, signor Presidente, signore e signori Ministri. Avrete il sostegno della Rosa nel pugno laica, socialista, liberale e radicale: ma lo avrete non per vivacchiare, per gestire l’esistente. Ma per provare a cambiare il paese, e anche per provare a cambiare la sinistra italiana, che ne ha grande bisogno. Grazie.

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