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Predica del patriarca laico

Conversare con Marco Pannella, si sa, è un’impresa impossibile. Non perché il patriarca radicale non rispetti gli interlocutori, ma perché si immedesima anche in essi e recita, da grandissimo istrione, tutte le parti in commedia. L’idea era quella di sottoporgli, ormai fuori dalla battaglia referendaria e dalle sue asperità e convenienze propagandistiche, le radici delle differenze culturali che hanno animato la polemica tra lui e il Foglio in quell’occasione.
Il primo tema, quello della preoccupazione per lo squilibrio tra le potenzialità della tecnica e le capacità culturali e morali di controllarle, viene assunto come proprio da un mimetico Pannella. Sono il primo, dice, a pormi “il problema del controllo della conoscenza”, che peraltro affonda le sue radici nella storia “dai miti prometeici a quelli faustiani”. Rifiutando peraltro ogni forma di controllo esterno, pensa che esso vada affidato alla coscienza, individuale e collettiva, debitamente informata, perché “soltanto la cultura può rendere più o meno adeguati a controllare la conoscenza”. Rivendica poi una atteggiamento antipositivista e antiscientista (“l’ho imparato da Benedetto Croce, più la scienza avanza nella ricerca della verità più avverte la grandezza trascendente del mistero, se è vera scienza”), e, da abilissimo retore, capovolge l’accusa. E’ il Vaticano, dice, che sulle questioni della vita ha “un atteggiamento incredibilmente materialista che non finisce di stupirmi”. Materialistico? “Si, perché nell’atto del concepimento vede soltanto l’incontro tra uno spermatozoo e un ovulo, insomma la procreazione, non il concepimento, come io ho imparato fin da bambino a considerarlo”. Insomma per Marco Pannella è la Chiesa a voler imporre una concezione “scientista” secondo cui la vita nasce all’atto della fecondazione, mentre il suo atteggiamento sarebbe scevro da pregiudizi. “Tant’è vero che sarei disposto ad accettare una riduzione del numero di settimane entro le quali è consentita l’interruzione volontaria della gravidanza”. Quando proviamo a sostenere la considerazione del Cristianesimo per la carne, che non è separata dallo spirito, ricordando che già per Quintiliano “la carne è un cardine della salvezza”, Pannella replica con una considerazione apologetica sul “Cristo incarnato, che si fa uomo”, ma sostiene che da questa concezione umana, sottolineata dal concilio Vaticano II, la Chiesa ha ormai decampato, tornando indietro al Vaticano I (il concilio che proclamò l’infallibilità del Pontefice “docens ex cathedra”).

Contro la “simonia”, elogio di Avvenire
Già, questa storia che “torna indietro” sembra un omaggio alle teorie “progressiste”, quelle della freccia della storia e ne chiediamo conto a Pannella, che schiva il colpo senza neppure scomporsi. “Nella storia ci sono sempre corsi e ricorsi, come diceva Giovan Battista Vico – replica – guardate per esempio come tornano grandi questioni teologiche, come quella dell’idolatria, dell’iconoclastia, oppure quella, che mi pare dovrebbe essere esaminata con più rigore, della simonia”. Simonia? “Si, questi prelati coperti di monili d’oro, il fatto che certe sigarette si trovano soltanto in Vaticano, la trasformazione della carità nella burocrazia dell’8 per mille…”.
Esprime anche apprezzamenti per la Chiesa italiana. Avvenire, il quotidiano della Cei, per esempio, è il giornale che, per la scelta degli argomenti e delle notizie, più si avvicina alla sua sensibilità. “D’altra parte l’ho detto anche nel comizio della vittoria del referendum, il 13 maggio del 1974, radicali e cristiani sono uniti dagli stessi interrogativi, e questo conta più di tutto, persino del fatto che le risposte sono spesso divergenti”. Naturalmente all’apprezzamento per i credenti segue immediatamente l’invettiva contro la “gerarchia” che offende lo spirito laico con lo stesso concetto di “secolarizzazione”, che condanna, “come allontanate da Dio, le generazioni che vivono e rischiano la vita, vivono e rischiano la famiglia, che invece va ri-formata ogni giorno”.
Di questo atteggiamento di “incomprensione” della vita da parte dei prelati dà prima una spiegazione “antropologica”, che si riduce a sostenere che non possono capire fino in fondo un’esperienza che non vivono in prima persona. Poi passa a una considerazione più impegnativa, che riguarda il creazionismo. “Negando l’evoluzionismo, in sostanza, negano che la natura sia storia, storia della cultura”.
Poi si domanda perché la Chiesa non possa accettare che il disegno della creazione si realizzi per via evolutiva, e quando gli si fa notare che questa è la teoria di un grande teologo come Tehilard De Chardin, che è stato criticato non per questa concezione, ma per la conclusione ottimistica (alla fine del processo creativo-evolutivo l’Alfa e l’Omega si incontrano nella salvezza universale), se la prende appunto con il pessimismo.
C’è un certo salto logico, l’ottimismo sulla salvezza è cosa diversa dall’ottimismo sulla natura umana, ma il ragionamento ci porta ad affrontare un altro tema che è stato al centro delle divergenze tra Marco Pannella e il Foglio, le questioni della fondazione morale della legislazione e della libertà. La questione del fondamento esterno della legislazione, che si richiama a un “bene comune” che, in quanto laico, lo Stato non può definire per non finire nel gorgo infernale dello Stato etico, per Pannella non si pone. “Noi proponiamo tutte leggi che tolgono allo Stato la possibilità di decidere sulle scelte dei cittadini, proponiamo soltanto leggi che allargano la sfera della libertà e della responsabilità. Io voglio strappare a Cesare non la donazione costantiniana, ma l’autorità sulla mia coscienza”. L’equivalenza di libertà e responsabilità, facciamo notare, è l’essenza dell’utopia anarchica. La replica, pur ammettendo che non c’è automatismo tra libertà e suo uso responsabile, insiste sul valore dell’antiproibizionismo, definito, forse un po’ eufemisticamente, come uno strumento di “legalizzazione”.

La caccia al seminarista omosessuale
Il tentativo di mantenere il confronto sul piano delle differenze tra opinioni laiche che portano a esiti differenti era un tentativo forse troppo arduo, e fallisce miseramente. Per Marco Pannella il problema è la Chiesa, la sua volontà di imporre dogmaticamente la sua verità, come faceva nei secoli andati mettendo al rogo gli eretici. All’obiezione che oggi nessuno può “imporre” un punto di vista e che tutti hanno il diritto di esprimerlo, Pannella recita un pezzo di bravura sulla tragica condizione delle migliaia di parroci che sono stati “costretti” a esporre in chiesa l’invito all’astensione dal voto referendario. Lui è sicuro che siano stati “costretti” e nessuno lo può convincere del contrario. Poi riprende la polemica contro la Chiesa “fabbrica di pedofili”, anche se ammette che la maggioranza delle accuse che circolano in America sono opera di ricattatori, e infine lancia un anatema indignato contro i cardinali che vogliono escludere dai seminari i ragazzi con pulsioni omoerotiche, alludendo a intollerabili forme di indagine inquisitorie. La discussione sui principi, sulla vita, sulla scienza ormai è travolta dall’indomita foga tribunizia dell’inimitabile vegliardo della politica italiana.

Predica del patriarca laico
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