RADICALI ROMA

Presidio Tiburtina: associazioni pronte a collaborare per presa in carico

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Ieri mattina presso l’Assessorato alle politiche sociali del comune di Roma si è svolto un incontro di alcuni dirigenti dell’Assessorato con le associazioni Baobab Experience, la Rete legale per i migranti in transito (A Buon Diritto Onlus, Baobab Experience, CIR – Consiglio italiano per i rifugiati, Radicali Roma), Medici per i diritti umani, Diritti al cuore, Médecins du monde – Missione Italia, associazioni che da anni si occupano di fornire assistenza ai migranti presenti al presidio informale nell’area della Stazione Tiburtina a Roma.

L’obiettivo dell’incontro era quello di concordare – prima di ogni eventuale sgombero dell’area – soluzioni di accoglienza per le persone presenti al presidio sorto in via Chiaromonte, come richiesto dalle stesse associazioni con una lettera inviata la scorsa settimana alle istituzioni competenti.

Nel corso dell’incontro si è appreso che i posti in accoglienza messi a disposizione dall’amministrazione sono 120, liberi da subito, in cinque centri del circuito comunale, mentre d’intesa con Questura e Prefettura, come richiesto dalle associazioni, l’Assessorato cercherà di valutare la disponibilità di accoglienza in centri Sprar o Cas per gli aventi diritto.

È stata sollecitata la collaborazione delle associazioni nel segnalare le vulnerabilità e le diverse situazioni giuridiche per consentire alle persone presenti al presidio di valutare le proposte di accoglienza offerte e agevolare gli eventuali trasferimenti nel più breve tempo possibile.

Infine le associazioni, visto il costante arrivo al presidio di persone in cerca di assistenza materiale, legale o sanitaria, in particolare di donne, minori o di ragazzi neomaggiorenni dimessi dal proprio centro di accoglienza al raggiungimento della maggiore età, hanno chiesto che, in caso di sgombero dell’area, venga garantita una presenza stabile di operatori della Sala Operativa Sociale, in collaborazione con le associazioni, in modo da poter intercettare e orientare le persone bisognose di assistenza.

L’auspicio è che lo sforzo comune permetta finalmente una reale e adeguata presa in carico delle persone presenti al presidio già fortemente provate dai periodi trascorsi in una situazione tanto precaria. Le associazioni chiedono inoltre che tale metodo a tutela delle persone vulnerabili venga adottato anche per gli altri insediamenti sotto imminente minaccia di sgombero.