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Quei Ds che hanno scelto la Rosa nel pugno

Apparentemente è solo una notizia che rende più vivace la giostra delle candidature, sempre in vorticosa attività alla vigilia di ogni appuntamento elettorale. Ma la scelta di correre con la lista della Rosa nel Pugno da parte di due eminenti figure della storia comunista e post-comunista come Lanfranco Turci e Biagio de Giovanni è il segnale di un sommovimento tellurico destinato a cambiare il profilo politico- culturale dello schieramento di centrosinistra.
Le famiglie politiche del Novecento si scompongono e si riaggregano secondo disegni sinora imprevisti. Tramontano appartenenze obsolete e se ne affacciano di nuove, si incrociano biografie divise da decenni, si mescolano culture che apparivano, fino a una manciata di anni fa, rigide e immodificabili. Gli scettici che hanno interpretato la nascita della Rosa nel pugno come una sommatoria obbligata dalle circostanze tra la pattuglia radicale e uno dei frammenti della diaspora socialista forse dovranno ricredersi, perché nell’arcipelago del centrosinistra quel principio di fusione ha accelerato movimenti profondi.
Sul versante moderato si stava già consolidando il disegno di Francesco Rutelli, nel quale l’attenzione al mondo cattolico si combina con una più netta sottolineatura della scelta di campo occidentale e un ascolto non sporadico ai temi della modernità industriale. Poi, nell’area della Quercia, si è resa visibile l’emersione di una cultura sempre più emancipata dalle zavorre ideologiche del passato (anche per questo Piero Fassino ha voluto partecipare in prima persona al battesimo della nuova formazione che ha messo insieme i radicali di Pannella e i socialisti di Boselli). E adesso il marcato profilarsi di un’area culturale che nella Rosa nel pugno trova l’espressione di una sensibilità liberale di cui il centrosinistra ha vitale bisogno e anche un’opzione occidentale senza tentennamenti, tanto da suggerire a Emma Bonino dichiarazioni di esplicito consenso alla proposta di non modificare la linea dell’attuale governo su Israele avanzata da Rutelli: proprio il Rutelli così frequentemente preso di mira dai radicali sulla «questione cattolica».
L’adesione di Turci,di de Giovanni (e di Salvatore Buglio) alla Rosa nel pugno è il sintomo che questo variegato lavorio in favore di una nuova identità politico-culturale del centrosinistra sta dando i suoi visibili frutti. E sta seminando scelte nuove anche in un’area politico-culturale, quella che si coagula attorno a una rivista come le Nuove ragioni del socialismo di Emanuele Macaluso, che in passato era apparsa più refrattaria a disfarsi della vecchia identità socialdemocratica della sinistra. Un’area (che proprio pochi giorni fa, nei festeggiamenti per i dieci anni della rivista di Macaluso, ha accolto Pannella come uno dei suoi protagonisti) vicina, contigua o addirittura compenetrata con quella del Riformista, il cui direttore Antonio Polito si presenterà alle elezioni per la Margherita «in quota partito democratico » e sulle cui pagine arancioni ha trovato espressione l’ala più liberal dei Democratici di sinistra.
Può darsi, sostengono i disincantati, che tutto questo terremoto di appartenenze e di identità non porterà a niente di stabile e di strutturato. Ma almeno questo mischiarsi di culture ha sottratto la prospettiva del «partito democratico» al quadro poco entusiasmante di una confluenza di apparati, di un incontro deludente, variante del ventunesimo secolo di un nuovo compromesso storico, tra ex democristiani di sinistra ed ex comunisti. L’apparente confusione di oggi può essere la base per qualcosa di meno effimero domani. Può insomma accadere che, anche grazie alle nuove aggregazioni che si realizzano attorno alla Rosa nel pugno, il nucleo del nascituro partito democratico contenga in sé un frammento di anima liberale di cui era sinora drammaticamente priva. Qualcosa di molto più profondo di una competizione sulle candidature.
Quei Ds che hanno scelto la Rosa nel pugno
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