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Radicali Roma / Concessioni balneari: ancora un condono?

lungomuro-ostia-680x365_cDichiarazione di Paolo Izzo, Segretario di Radicali Roma, e dell’avv. Maria Laura Turco, Direzione Radicali Roma

La bozza di decreto legge del Governo in materia di concessioni balneari, di cui si è appreso da agenzie di stampa, sembrerebbe prevedere che i concessionari che hanno debiti con il fisco possano estinguerli pagando solo il 50% del dovuto. La bozza prevede poi una conclusione anticipata al 2017 delle concessioni che la L. 221/12 aveva fissato al 31.12.2020 e che le nuove concessioni avranno una durata da 6 a 25 anni.

Come nei peggiori governi democristiani degli anni ’70, pur se con parole diverse e autocelebrandosi come elemento di rottura, il concetto elaborato dal Governo Renzi è quello vecchio: condono e premi per gli evasori. Con l’adesione all’Unione europea le norme comunitarie sono ormai fonte primaria del diritto dei Paesi membri perché li obbligano a introdurre, con le proprie forme di produzione, le regole contenute nelle direttive comunitarie. Poiché l’Italia non si era adeguata, l’Unione europea aveva aperto una procedura d’infrazione richiamandola ad abrogare le norme sul rinnovo automatico delle concessioni balneari con preferenza accordata al concessionario uscente che palesemente violavano la libera concorrenza. A tal fine lo Stato italiano aveva tentato di adeguarsi prevedendo che le concessioni in essere al 31.12.2009 fossero prorogate fino al 2015 e impegnandosi a provvedere a un riordino della normativa del settore balneare entro aprile 2013. Ancor prima che scadesse tale termine, con la legge 221/12, fu introdotta una nuova proroga delle concessioni in essere al 31.12.2009, fino al 31.12.2020, in aperta violazione della Direttiva Bolkestein. Prima che le norme comunitarie, questa legge viola i diritti e le tasche dei cittadini che non possono beneficiare di prezzi più competitivi e servizi migliori.

I Radicali Roma hanno depositato, il 5.4.2014 e poi il 6.6.2014, ben due ricorsi alla Commissione europea denunciando come lo Stato italiano con questa legge abbia violato la Direttiva Bolkestein pochi mesi dopo che era stata chiusa la precedente procedura d’infrazione. Dopo di noi, a ottobre 2014, anche il TAR Lombardia ha depositato un ricorso identico al primo dei nostri due. Poiché la Commissione europea ha, evidentemente, fatto un richiamo, il Governo Renzi comunica che il nuovo decreto legge si rende necessario per evitare l’apertura di una nuova

Ancora una volta tutti i partiti d’accordo a non denunciare l’illegalità della L. 221/12: sarebbe bastato semplicemente abrogare la parte illegittima della legge, quella in contrasto con la Direttiva Bolkestein (il rinnovo automatico fino al 2020) facendo rivivere l’impegno che l’Italia aveva assunto di fronte all’Unione europea, cioè riordino della normativa esistente e scadenza delle concessioni al 31.12.2015. Inoltre, il condono che vuole applicarsi ai concessionari evasori e morosi creerebbe concorrenza sleale con quegli imprenditori balneari che hanno invece pagato regolarmente, alimenterebbe il clima di sfiducia del contribuente verso l’Erario perché il più furbo ottiene sempre uno sconto e riserverebbe un ingiustificato trattamento di favore agli imprenditori balneari rispetto a quelli commerciali, edili e, più in generale, rispetto a tutti gli altri contribuenti. Tra l’altro, l’art. 12 della Direttiva Bolkestein prevede che le concessioni debbano avere una durata limitata: la previsione di durata da 6 a 25 anni del decreto di cui si è appreso, viola palesemente la Direttiva Bolkestein e mostra – nella migliore delle ipotesi – la completa ignoranza di tutta la materia da parte del Governo, in quanto, se tale decreto fosse convertito, verrebbe immediatamente avviata una procedura d’infrazione che il contribuente italiano si troverebbe per l’ennesima volta a pagare.

 

 

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