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Record di detenuti: sono 60mila

  Quasi sessantamila detenuti in 207 carceri che ne potrebbero ospitare 24mila in meno. E’ il record nella storia della repubblica. La piaga del sovraffollamento ha il sapore amarissimo di una sconfitta sociale e politica proprio oggi, venti settembre 2005, termine ultimo per la messa a regime del regolamento carcerario firmato cinque anni fa dal presidente Carlo Azeglio Ciampi che con decreto presidenziale approvò le nuove norme volute dall’ex direttore del Dipartimento penitenziari Alessandro Margara. Stabilivano, quelle norme, gli spazi minimi nelle celle, le condizioni igieniche, il lavoro dei detenuti con psicologi e assistenti sociali per cercare il recupero e il reinserimento sociale, il rispetto dei culti religiosi e delle rispettive diete alimentari. Un codice di adeguamento per gli istituti di pena dove il 20 per cento dei detenuti è straniero e di diversa religione.
 
Associazioni come “Gruppo Abele”, “Nessuno tocchi Caino”, “Antigone”, “Il detenuto ignoto”, e radicali, SDI, Nuovo PSI, hanno approfittato della data simbolica per aggiornare i numeri di una situazione che “mette il carcere fuori della legalità”. E se la civiltà di un paese si misura anche con gli standard delle proprie carceri, l’Italia occupa gli ultimi posti di questa ipotetica classifica. Bisogna capire i numeri andando oltre la semplice cifra: al 31 agosto ci sono 59.649 detenuti per 43mila posti disponibili. L’aumento è soprattutto negli ultimi mesi: alla fine di febbraio erano 56.940, a fine 2003, sei mesi dopo l’approvazione dell’indultino, erano scesi al di sotto dei 54mila. E poi nel 2005, 52 i suicidi, 6.450 gli scioperi della fame, 4.850 gli episodi di autolesionismo. E sono numeri in difetto, ricostruiti solo con quello che esce ufficialmente dal perimetro del carcere, perché, come dice Luigi Manconi, “il ministero ha fatto sparire dalle statistiche la tabella “eventi critici”. Don Spiriano, cappellano di Rebibbia, avverte che “il carcere si sta chiudendo sempre di più perché sono sempre meno i volontari e gli assistenti sociali”.
 
A fine legislatura c’è poco tempo per fare qualcosa. Enrico Buemi (SDI) presidente del comitato carceri della Commissione Giustizia, promette, entro Natale, “almeno la legge che mette fuori i sessanta bambini figli di detenute”. Ma qualcosa va fatto. Scattano gli scioperi della fame. Li ha iniziati Franco Corleone, in Toscana. Li proseguono in queste settimane, don Ciotti, Sergio Segio, i volontari del CNVG. Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha promesso che sottoporrà ai capigruppo il problema del sovraffollamento.  

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