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Ricerca, visti facili per gli extra Ue

Per i ricercatori extra Ue sarà più facile venire a studiare in Europa. Il decreto legislativo di recepimento della direttiva 71/2005 riceverà il suo via libero definitivo entro fine mese, dopo che le competenti commissioni parlamentari si saranno espresse sul provvedimento. Lo ricorda Gianfranco Dell’Alba, capo di gabinetto del ministero delle politiche comunitarie, in risposta a Franco Frattini. Il commissario Ue alla giustizia, infatti, con un comunicato diffuso ieri, ha minacciato di aprire una procedura di infrazione a carico dei paesi (ben 17, tra cui l’Italia) che non hanno ancora attuato la direttiva europea per facilitare il rilascio dei visti a ricercatori di paesi terzi che vogliono venire a lavorare in Europa. “La direttiva numero 71, approvata a ottobre del 2005, era una delle ‘pietre miliari della Strategia di Lisbona’ per attrarre ricercatori stranieri in Europa e rendere l’Ue più competitiva e, secondo la tabella di marcia di Bruxelles, le nuove regole dovevano essere trasposte nelle legislazioni nazionali entro il 12 ottobre di quest’anno. “A oggi però”, spiega una nota, “solo sei paesi hanno notificato alla commissione la piena attuazione della direttiva (Belgio, Germania, Ungheria, Austria, Portogallo e Romania), mentre altri quattro paesi l’hanno solo trasposta parzialmente (Francia, Lettonia, Lituania e Repubblica Slovacca)”. Frattini ha quindi fatto appello gli Stati membri inadempienti perché adottino la legislazione e le procedure amministrative necessarie “senza ritardi”, sottolineando che “gli impegni politici di questi Stati membri per attrarre e mantenere meglio dei ricercatori di talento e di alta qualità in Europa non sono stati rispecchiati da un impegno concreto nell’organizzare le regole e le procedure necessarie in coerenza con questo obiettivo”. Ma dal ministero guidato da Emma Bonino assicurano che “il ritardo sarà minimo, dato che entro fine mese palazzo Chigi darà il suo ok definitivo”. Il problema, aggiunge Dell’Alba, è che i tempi di recepimento del legislatore europeo (24 mesi) non sono quelli che si dà il legislatore italiano (18 mesi). “Ecco perché”, conclude, “con la legge comunitaria 2007 intendiamo portare a 12 mesi i termini di recepimento delle direttive”.

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