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RODOLFO GIGLI TRE POLTRONE E INCOMPATIBILITA'

La denuncia dei Radicali di Roma: “Non può essere consigliere e parlamentare”

L’Unità-Roma, pag. III, giovedì 1 settembre 2005

di Giovanni Visone

Due poltrone, anzi tre. Con le ultime elezioni regionali Rodolfo Gigli, ha fatto il pieno: consigliere comunale nel capoluogo della Tuscia, consigliere regionale del Lazio e deputato. Eletto per tre volte con Forza Italia, e ora in fuga verso un approdo neocentrista nell’U.d.C., non ha mancato una sola tornata elettorale. Tutto sempre e solo nello stesso collegio del viterbese: la sua provincia, il feudo che Gigli, classe 1935, una vita nella DC all’ombra di Giulio Andreotti, si è costruito fin dagli anni ’80. E che ora rappresenta a ogni livello: 2001 Camera, 2004 Comune, 2005 Regione. Peccato solo che quest’anno Regionali e Provinciali di Viterbo coincidessero, impedendo una doppia candidatura (ma l’assenza è stata rapidamente compensata dall’ingresso del fratello Ugo nella nuova giunta di centrosinistra, come assessore al bilancio).

Tre poltrone sono tante, quasi un record. Forse, anzi sicuramente, troppe. A dirlo è la Costituzione, che all’articolo 122 recita, senza possibilità di equivoco:” Nessuno può appartenere contemporaneamente a un consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento”. A ricordarlo sono i dirigenti dell’Associazione Radicali Roma, che ieri hanno presentato un ricorso al Tribunale di Roma:” Né il Consiglio regionale né il Prefetto si sono occupati della questione – denuncia l’avvocato Alessandro Gerardi – Solo il Parlamento ha contestato all’onorevole Gigli l’incompatibilità dalle due cariche, ma tutto è stato rimandato alla ripresa dei lavori, a settembre, per procedere a ulteriori verifiche”. Un iter che, secondo i Radicali, serve solo a rimandare la scelta, lasciando tutto immutato fino alle elezioni.

Contattato da l’Unità, Gigli appare tranquillissimo:” Mi dimetterò sicuramente – annuncia – Presumo entro settembre”. La scelta cadrà sul consiglio regionale? “Presumibilmente sì, presumibilmente annuncerò le mie dimissioni alla ripresa dei lavori della Camera il 13 settembre”. In attesa di sciogliere i tanti dubbi, su una cosa Gigli non ha esitazioni:” Qualcuno dice che ricoprendo più cariche incasso un doppio stipendio. E’ un’assurdità. Sono pronto alla querela. Che credete, che faccio politica da ieri?”. No, Rodolfo Gigli detto “Nando” non fa politica da ieri. Anzi. Segretario della Dc laziale negli anni ’80, dopo essere stato sindaco di Viterbo, ha passato quasi due decenni alla Regione Lazio, di cui è stato presidente all’inizio degli anni ’90. Un periodo duro: gli anni delle tangenti e dello sfascio della balena bianca. A quel tempo Francesco Storace diceva di lui:” Gigli è il tipico emblema del vecchio sistema di potere andreottiano che sopravvive nel partito popolare”. Poi l’approdo in Forza Italia. Una scia di successi, l’appoggio di Berlusconi contro i giovani rampanti del partito. L’elezione proprio al fianco di Storace. Solo una parentesi: a 70 anni Gigli guarda già al futuro: e il futuro, ieri come oggi, è il centro, democratico e cristiano. Un futuro che oggi si chiama Udc, domani chissà. Non è questo il problema: per i prossimi anni una poltrona è assicurata.

RODOLFO GIGLI TRE POLTRONE E INCOMPATIBILITA'
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