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Roma Today – Anche i radicali in pressing su Marino: "Risposte concrete o a casa"

Riccardo Magi, consigliere comunale e presidente dei Radicali Italiani, intervistato da Romatoday commenta la situazione politica del post mafia capitale. Ma non solo. Dalla metro C all’apertura dei varchi di Ostia, le critiche non vengono risparmiate

da RomaToday

“Un nuovo patto con i romani”. Obiettivi chiari da raggiungere che possano dare risposte concrete ai cittadini romani per dare la prova di “una reazione all’altezza della grave crisi politica”. In alternativa? “Meglio staccare la spina”. Viene dal presidente dei Radicali Italiani e consigliere comunale Riccardo Magi l’ennesima sollecitazione al sindaco Marino di cambiare strada. Rispetto allo scenario politico lacerato dai contenuti dell’inchiesta mafia capitale ma anche rispetto alla precedente attività amministrativa, a partire dalla Metro C.

Riccardo Magi, una delegazione dei Radicali martedì scorso ha incontrato il sindaco Marino. 

Abbiamo chiesto al primo cittadino di presentarsi in Aula Giulio Cesare con una relazione politica in merito a quanto accaduto. Bisogna individuare cosa non ha funzionato nell’amministrazione capitolina. I reati contestati nell’inchiesta sono legati ad affidamenti diretti e gare d’appalto illegittime, a continue proroghe. Credo sia necessario capire cosa non ha funzionato nel sistema di controllo interno alla macchina capitolina. Perché non si è accesa la spia che invece avrebbe dovuto dare l’allarme. Un aspetto non secondario per evitare che gli stessi meccanismi si ripetano in futuro. Il sistema di collusione ha intaccato non solo la politica ma anche l’apparato amministrativo che è continuativo al di là di chi vince le elezioni.

Cosa dovrebbe fare quindi il sindaco Marino?

Prima di tutto venire in Aula a riferire in merito alla situazione. È un passaggio necessario per riacquistare autorevolezza e ritrovare un rapporto con i romani, sempre più delusi. Questa grave crisi politica deve essere riportata nel luogo istituzionale. In questa situazione ribadire la propria onestà è insufficiente e anche politicamente debole. Servono risposte concrete e soluzioni per governare. Marino dovrebbe indicare due o tre obiettivi chiari per ripartire e la strada per raggiungerli. È da dicembre, con la prima ondata di arresti, che l’amministrazione ha vissuto come paralizzata. Non c’è stata ancora una reazione all’altezza della gravità della situazione. Questa è una responsabilità della giunta e del principale partito di maggioranza, più impegnato in un’operazione di lifting per rendersi presentabile in caso di elezioni che a dare una vera risposta politica.

Ha accennato a obiettivi chiari per ripartite. Quali punti dovrebbe indicare Marino secondo lei?

Inizierei dai settori in cui sono stati commessi i reati emersi nell’inchiesta. Non dobbiamo dimenticare che la criminalità si è inserita nel vuoto della strategia amministrativa. Una criminalità che ha avuto non solo il ruolo di ‘erogatrice di servizi’ ma ha anche la forza di dettare la strategia di azione in questi settori. Come Radicali, sabato scorso abbiamo presentato due delibere di iniziativa popolare con al centro una strategia per il superamento dei campi rom e una riforma del servizio di accoglienza per richiedenti asilo. Due soluzioni concrete che si potrebbero avviare subito. Le delibere sono pronte. La giunta potrebbe adottarle domani e la maggioranza in consiglio approvarle subito dopo dando anche un forte segnale di tenuta politica. Servono poi azioni che guardino anche all’orizzonte. Penso all’emergenza abitativa. La chiusura dei residence è stata avviata ma non è ancora stata pubblicata la gara per reperire gli immobili che dovrebbero sostituire le strutture con i contratti in scadenza. A giugno ce ne sono diversi. O si mandano via le persone o bisognerà prorogare i contratti.  Altri temi cruciali sono la Metro C e i servizi pubblici locali.

Partiamo dalla Metro C. E’ un tema su cui, come Radicali, vi siete concentrati molto. 

Un sindaco che si professa per la legalità non può non puntare i piedi su un’infrastruttura così attesa dai romani. La Metro C è un’opera di cui si è perso il controllo e l’apertura delle prime stazioni non può nascondere il fatto che non c’è un progetto definitivo per proseguire. Quello presentato al Ministero infatti non è un piano definitivo e per di più sono sparite le fermate nel tratto del centro cittadino dove sono state cancellate stazioni come ‘Argentina’ o ‘Chiesa Nuova’. Se proseguiamo così non si farà altro che creare un ulteriore danno per la città e per i romani. È già stato sforato il tetto dei finanziamenti per la realizzazione dell’intera opera e non è stato ancora attraversato il centro cittadino. Bisogna trovare una soluzione perché fino a che questi cantieri rimarranno aperti continueranno a succhiare risorse che invece potrebbero essere investite in progetti di mobilità alternativa.

Il ‘dossier’ Metro C è stato a lungo sul tavolo della giunta capitolina. Qual è il suo giudizio sul lavoro svolto fino ad oggi?

Assolutamente negativo.  L’atto attuativo ha peggiorato una situazione già compromessa. Un danno per tutta la città. Questa è un’opera veramente strategica. Fino a che non salta il tappo di quest’opera la città non potrà mai ripartire veramente. È proprio lì che si muove il blocco di interessi che condiziona la possibilità per Roma di diventare una capitale europea.

Ha accennato anche ai servizi pubblici locali. 

Ama e Atac sono aziende decotte, praticamente fallite. Sono come un buco nero dove finiscono i soldi dei romani. Si deve iniziare a porre le basi per una liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Una strada che nel decreto ‘Salva Roma’ è indicata ma non in maniera vincolante. Questa proposta infatti è come un tabù per la politica romana perché tutto è sempre ruotato attorno a un sistema di clientele e consenso politico. È necessario invece interrompere il rapporto perverso che si è venuto a creare tra l’amministrazione locale e queste società. Penso a un contratto di servizio perennemente disatteso o a continue ricapitalizzazioni che non verranno mai rimborsate. Mi rendo conto che questo è un punto evitato in maniera trasversale sul quale non abbiamo mai ottenuto alcun appoggio in Consiglio comunale. Anche solo a proporre l’ipotesi vieni preso per matto. Come Radicali non escludiamo però di avviare a breve un referendum per dare la parola ai cittadini.

Penso per esempio ad Atac. L’assessore alla Mobilità Improta ha puntato molto sul rilancio dell’azienda. 

Se hai davanti un’azienda con quasi un miliardo di debiti che perde 100 milioni di euro all’anno, o sei dotato di super poteri o c’è poco da fare. Queste aziende sono state gestite come un bancomat della politica per anni. Atac è in stato di fallimento permanente, non si riprende ma non muore. E a risentirne è il servizio.

Un commento anche sulla gestione dei rifiuti, tema su cui, come Radicali, avete concentrato da tempo l’attenzione. La chiusura di Malagrotta è un vanto per l’amministrazione Marino.

Sicuramente si tratta di una svolta importante ma va ricordato che la chiusura è avvenuta grazie alle battaglie dei cittadini durate anni. Solo grazie a loro l’Unione Europea ha aperto una procedura d’infrazione che in caso di mancata chiusura avrebbe comportato multe da decine di milioni di euro all’anno. L’addio a Malagrotta non sarebbe arrivato senza questa mobilitazione. Detto questo non abbiamo ancora capito bene quale sarà il futuro della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti di Roma. Gli ecodistretti sono un progetto ambizioso ma ancora non si capiscono i tempi e i costi di questa operazione.

Cito un ultimo caso recente che ha visto i Radicali criticare l’amministrazione Marino. L’apertura dei varchi di Ostia. Un vanto per il sindaco. Cosa ha sollevato la vostra opposizione?

Seguiamo da anni la questione dei varchi di accesso alla spiaggia di Ostia. Da molto prima che la maggioranza del Pd si attivasse su questo fronte. Nell’ottobre del 2013 presentammo anche un esposto in Procura. La vicenda però, per come è stata affrontata dall’assessore alla Legalità Sabella, secondo me è diventata un’occasione persa. La legge dice infatti che ogni accesso alla spiaggia dev’essere pubblico. Noi chiedevamo che nell’ordinanza venisse assicurato l’accesso 24 ore al giorno per 24 mesi all’anno, a prescindere dall’apertura dei servizi offerti dai concessionari. Invece nell’ordinanza di Sabella si introduce una distinzione tra i varchi pubblici e una seconda tipologia, stabilendo orari e condizioni differenti. Questa decisione potrebbe trasformarsi in un grave precedente. Sarebbe stato meglio invece andare nella direzione di costringere i concessionari a considerare pubblici tutti i varchi. Per questo abbiamo presentato un esposto al Tar contro l’ordinanza. Un esposto di segno opposto a quello avanzato invece dai balneari.

Il suo giudizio complessivo sull’amministrazione capitolina è pieno di critiche. Secondo lei Marino dovrebbe dimettersi?

Il sindaco dovrebbe venire in Aula e spiegare quale azioni politica intende intraprendere la sua giunta per uscire da questa situazione. Anche il Pd deve dire se ha la forza per farlo e per sostenerlo. È chiaro che se questa forza non c’è, è meglio staccare la spina. Ogni giorno ci sentiamo ripetere dai ‘big’ del Pd che Marino deve rimanere perché è una persona onesta. Ripeto, è una posizione politicamente debole. Serve un nuovo patto con i romani.

 

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