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Rosy Bindi: «Non sarò una Zapatera»

  Zapatera no. Rosy Bindi spiega che le coppie di fatto non possono avere gli stessi diritti delle persone sposate ma bisogna pensare anche a chi non si unisce in matrimonio insiste sul fatto che bisogna pensare anche a chi decide di non salire sull’altare. Per loro si «creerà uno status diverso». Ma comunque «questo non sarà un governo zapateriano». Parola di neoministro della Famiglia. «Noi vogliamo togliere dalla clandestinità, rispetto all’ordinamento giuridico, tutti quelli che vivono una condizioni diversa da quella del matrimonio, senza chiamarla matrimonio, perchè a situazioni diverse si fa una regolamentazione diversa. Se uno ha scelto di essere coppia di fatto – ha aggiunto Bindi – non può avere gli stessi diritti e gli stessi doveri del matrimonio, perchè allora si sposa. Invece gli si creerà uno status diverso che è il suo. Dopo di che anche se non si vogliono riconoscere esplicitamente le unioni, non si può prescindere dalle unioni stesse, che diventano la fonte dell’attribuzione di determinati diritti. Perchè altrimenti si può ingenerare qualunque confusione: che differenza c’è tra una comunità di studenti che vive fuori sede e una coppia di fatto, o di omosessuali, che convivono, per esempio per quanto riguarda la possibilità di subentrare nel contratto di affitto? Se non vogliamo estendere agli studenti fuori sede questo diritto bisognerà riconoscere che quelle sono coppie. Gli studenti no», ha sottolineato il ministro.

 

 

 

«Poi sui diritti si discute», ha aggiunto la Bindi, come sull’adozione di bambini per le coppie omosessuali: «Io dirò sempre di no», perchè quello che conta è che il bambino che deve crescere ha bisogno di una figura maschile e femminile. D’altra parte, in tema di diritti delle famiglie, «è giusto e corretto che se si pensa al 95% degli italiani, si pensi anche a quel 5% che ha deciso di vivere diversamente». Non vogliamo «introdurre un piccolo matrimonio o un matrimonio di serie B, né vogliamo cambiare il diritto di famiglia, anche se faccio notare che questo è nel diritto civile, è diritto privato e non pubblico. Quando ho detto che non è possibile dividere in tema di diritti di persone ciò che è privato da ciò che è pubblico, volevo dire semplicemente questo – spiega ancora la Bindi – che se noi riconosciamo dei diritti ad un uomo e ad una donna, o a due persone dello stesso sesso, che convivono, questi diritti possono anche trovare le fonte nel diritto privato, ma senza un riconoscimento da parte della comunità, dei terzi e perfino dello stato per alcuni aspetti, quei diritti non contano nulla». Sulla stessa questione il ministro ha scritto una nuova lettera al quotidiano «Avvenire», dopo quella pubblicata domenica: «Il mio non è e non sarà il Ministero dei Pacs – scrive Rosy Bindi – Anche se non può sfuggire l’importanza del tema delle unioni di fatto, non si tratta di una questione centrale». Rosy Bindi parla di «molti equivoci» nati sull’argomento e ribadisce che «quello che fa fede è il programma dell’Unione».

 

 

 

«Speriamo che quelle espresse dalla Bindi ad Avvenire non restino buone intenzioni», ha commentato Alfredo Mantovano (An). «Quanto scrive oggi ad Avvenire il ministro per la Famiglia – dice Mantovano – ha un peso e un senso diversi rispetto alla raffica di dichiarazioni su pacs, Ru 486 e droga legalizzata che vari esponenti del nuovo Esecutivo avevano sparato nelle ore successive al loro giuramento. Se le intenzioni sono quelle che si leggono- aggiunge l’esponente di An – il passo successivo è di tradurle non in altre interviste, bensì in provvedimenti concreti da proporre e da illustrare al Parlamento». E il vicepremier Francesco Rutelli ha ribadito che «i Pacs non sono nel programma del centrosinistra anche se ci sarà grande rispetto per le condizioni delle persone che convivono, ma questo non significa cambiare quello che con grande chiarezza è scritto nel nostro programma».

 

 

 

Intanto, dalla terza ricerca Eurisko commissionata dalla Chiesa valdese, emerge che gli italiani sono in maggioranza favorevoli alle coppie di fatto, così come a un’ora «delle religioni» nelle aule scolastiche, e anche all’eutanasia. A illustrare i dati resi sono stati sono stati la moderatora della Tavola valdese, la pastora Maria Bonafede, e Paolo Naso, coordinatore della campagna dell’8 per mille delle Chiese valdesi e metodiste. Spicca il fatto che il 65% degli italiani intervistati è favorevole al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Una presa di posizione «che sorprende – ha commentato Paolo Naso – specialmente se si considera che l’82% del campione si dichiara cattolico». E per il presidente onorario di Arcigay e deputato dell’Ulivo Franco Grillini «la ricerca dimostra con chiarezza che anche l’opinione pubblica italiana è pronta ad accogliere una legge che garantisca alle coppie di fatto alcuni diritti umani fondamentali come previdenza, sanità e casa».

Rosy Bindi: «Non sarò una Zapatera»
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