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Semo romani, damose da fa'

Dopo anni di chiusura in deficit, il bilancio pubblico dello Stato della Città del Vaticano torna in attivo: + 3,1 milioni di euro nel 2004, dopo il terribile – 9,5 milioni del 2003. Siamo contenti, perché sappiamo che quando si è con l’acqua alla gola si fanno cazzate, si azzardano manovre spericolate, ci si ipoteca madre e sorella, soprattutto si diventa spregiudicati e cattivi. Il tanto magnificato pontificato di Giovanni Paolo II costava un occhio, qualsiasi impresario di avanspettacolo avrebbe potuto intuire, stavano aspettando tutti un altro Sisto V. A sussurrarlo si sussurrava, ma pare che da quell’orecchio il Magno non ci sentisse, cotto com’era dal trauma Calvi-Sindona-Marcinkus. Preferiva l’elemosina alla speculazione, ma l’Obolo di San Pietro non si muoveva dai 73,3 milioni di euro all’anno, e anzi nel 2004 s’era perfino contratto. Malelingue molto bene informate sussurrano che negli Usa lo scandalo delle tonache pedofile sia stato devastante, non tanto per il penalty di 100 e più milioni di dollari, ma perché sembra che abbia appunto stornato spiccioli dalla cassetta delle elemosine. Comprensibile: perché dovrei darti il verdone, se poi lo vai a spendere in esca per i naselli? Peraltro, pare che la mazzata sia solo un acconto, con tutto il marcio che sta continuando a venire a galla: dal penale si può sgaiattolare con le immunità, ma il civile certe volte è micidiale.
L’Obolo, dunque, non c’entra, o c’entra poco. Mancava la mano, il Magno aveva braccio e polso, ma gli mancava quella. Sicché s’è dovuto aspettare che il marasma lo distraesse dal mastrino perché una provvidenziale e accorta ratio prendesse la tutela. Poi, con le luci della ribalta accese sullo spettacolo della sua morte, si è raggranellato un altro buon lordo sul rientro delle spese, fermo restante il radicale mutamento di gestione, perché mai le spese di una piramide sono rientrate costruendola attorno a un faraone già morto. Ergo: tagliare le spese superflue, farsi squalo in Borsa, sfrattare i morosi dalla santa gruviera immobiliare, rosicchiare sulle tasse grazie a un occhio di riguardo di un governo che necessita più d’una indulgenza. Il meglio ne è venuto dal comparto azioni & bond. Quasi 12 milioni di euro andati in cenere in un horribile bursisticum 2003, ma poi – voilà – l’attivo di oltre 6 milioni nel 2004. In tutto l’Orbe, Piazza Affari è paese: se ti vede cinico, grintoso, spregiudicato e ammanigliato, ti premia. Rimane un buco vergognoso, incolmabile, per certi versi incomprensibile: la cassa armonica dei media di Corte inghiotte dindi come una tasca sdrucita.

 

La Libreria Editrice Vaticana, l’Osservatore Romano, Radio Vaticana, l’assai pretenzioso Centro Tv e i rivoli che da questi bagnano qualche fazzoletto di fortuna privata portano da – 3 a – 4,4 i milioni di euro di sperpero. Chi se lo immaginava! Pareva la più trionfale delle falangi, quella mediatica, qualla che meglio avrebbe potuto racimolare a strascico, saccheggiare le sacche moribonde dell’attenzione. Non tutto oro è quel che luccica, né luccica per sempre ciò che luccica. Anche l’oro s’opaca e pare che per levigarlo si debba essere disposti ad abraderne la superficie. Con perdita vile, se il blocco è massiccio; tragedia vera, sul laminato. Qui pare che nessuno riesca a intendere la verità banale: una monarchia assoluta, senza schiavi che lavorano a gratis, non dura. E il tentativo di costruirle attorno una holding di cartapesta costa, diavolo se costa. Vaticana, l’Osservatore Romano, Radio Vaticana, l’assai pretenzioso Centro Tv e i rivoli che da questi bagnano qualche fazzoletto di fortuna privata portano da – 3a – 4,4 i milioni di euro di sperpero. Chi se lo immaginava! Pareva la più trionfale delle falangi, quella mediatica, qualla che meglio avrebbe potuto racimolare a strascico, saccheggiare le sacche moribonde dell’attenzione. Non tutto oro è quel che luccica, né luccica per sempre ciò che luccica. Anche l’oro s’opaca e pare che per levigarlo si debba essere disposti ad abraderne la superficie. Con perdita vile, se il blocco è massiccio; tragedia vera, sul laminato. Qui pare che nessuno riesca a intendere la verità banale: una monarchia assoluta, senza schiavi che lavorano a gratis, non dura. E il tentativo di costruirle attorno una di cartapesta costa, diavolo se costa.

Semo romani, damose da fa'
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