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Sofri, quando si muove Pannella (Il Foglio)

Il leader radicale sa come si fa, e il suo digiuno è moralmente autorevole Marco Pannella è da decenni una risorsa assoluta della nostra democrazia. Se annuncia un digiuno per la grazia a Sofri, c’è da sperare. Pannella sa come si fa. E? invecchiato nella gioia della buona politica, non c’è suo errore o follia che non siano incastonati in una visione moralmente autorevole dello stato del paese e del mondo. Ha una tigna che chiunque gli invidia, un seguito psicologico immensamente più vasto del generoso gruppo militante che organizza e trascina. Le sue battaglie perdute scintillano come tante piccole Austerlitz, e quelle vinte non si contano. Sa raccontare con parole semplici ma non banali il significato dei simboli, e una detenzione priva di senso è un simbolo estremo di ingiustizia. Ma è anche capace come pochi di sottomettere il gioco simbolico alla necessità del risultato oggettivo, perché è uno che vuole governare i fatti, produrre avvenimenti di valore civile con una tecnica istituzionale di cui è padrone e maestro. Pannella è considerato a giusto titolo un ribelle e un senatore, un testimone e un giudice di cause celebri che parlano per tutti. Ha fatto più lui di chiunque altro per la civilizzazione delle carceri, per i diritti civili e per la legalità istituzionale. Pannella è quel che si dice un vero liberale, sa essere progressista e conservatore in nome delle stesse buone idee, mette nelle sue guerre pacifiche e nonviolente un?implicazione personale che convince, che stimola, esorta alla decisione politica. Se un tipaccio così ha deciso per il digiuno, come dice lui “tanto per cominciare”, tutto ridiventa possibile. Questo giornale seguirà i suoi movimenti minuto per minuto, sarà umile e gregario nel tentativo quotidiano di far sentire la sua voce, la voce delle sue viscere che parlano in modo più eloquente di tanti cuori freddi. Pannella è un toro abruzzese fisicamente malandato, bisognerebbe sconsigliargli un digiuno non fosse per la paura di essere irrisi dal suo coraggio o consolati dalla sua indomita compassione. Al contrario, dunque, bisogna dargli una mano come si può. La solitaria decisione di coscienza del ministro della Giustizia, con il mancato inoltro del dossier riguardante la grazia per il processo Calabresi, può essere rivista anche alla luce di una decisione di coscienza opposta. Pannella è uno che può parlare con il mostro di Firenze, se lo decide, potrà bene costringere persuasivamente al dialogo Roberto Castelli. Dove non funzionano le campagne d’opinione e il protocollo istituzionale, possono forse arrivare testimonianze ferrigne come la sua.

Sofri, quando si muove Pannella (Il Foglio)
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