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Spendere meno, spendere meglio

In più occasioni il Governo ha indicato che la sfida cruciale della finanza pubblica italiana consiste nel realizzare congiun­tamente l’abbattimento del pe­so del debito e la riduzione del carico fiscale che grava sui con­tribuenti onesti. Per consegui­re questi obiettivi è necessario contenere la dinamica della spesa primaria corrente, che negli ultimi anni è cresciuta a un tasso reale annuo del 2-2,5%, e «spendere meglio», accre­scendo l’efficacia e l’efficienza dell’azione pubblica.

 

 

 

Le recenti decisioni di politi­ca di bilancio non frenano la dinamica della spesa: nel 2007 gran parte delle mag­giori entrate emerse in corso d’anno è stata destinata ad accre­scere le erogazioni; per il 2008 la manovra comporterà un aumento netto delle spese di quasi 4 miliardi rispetto al tendenzia-le. Tale valutazione include gli effetti attesi da uno sforzo di razionalizzazione degli esborsi; negli ultimi anni, tuttavia, i tagli alla spesa non sempre hanno tro­vato piena realizzazione. Inol­tre, gli accordi recenti in tema di pensioni avranno effetti accre­scitivi di rilievo sulla spesa nel medio periodo.

 

 

 

Anche per effetto di queste decisioni di politica di bilancio, nelle stime del Governo la spesa primaria corrente sia nell’anno in corso che nel 2008 cresce del 4,3 per cento. In termini reali gli incrementi sono prossimi a quelli riscontrati nell’ultimo decennio. Tali dinamiche sono difficilmente compatibili con gli obiettivi di medio termine delineati nell’aggiornamento del Dpef: nel quadro macroeconomico del Documento, il conseguimento del pareggio di bilancio nel 2011 senza inasprimenti fiscali né riduzioni degli investimenti rispetto ai livelli programmati per il 2008 richiede che l’incidenza delle spese primarie correnti sul Pil scenda di oltre 2 punti percentuali nel triennio 2009-2011; in termini reali le erogazioni dovrebbero scendere lievemente.

 

 

 

Come rileva il “Libro verde” sulla spesa preparato dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica, esistono ampi margini per conseguire risparmi in tutte le principali voci di spesa, incidendo sulle strutture dell’amministrazione, rivedendo le priorità, individuando meglio le responsabilità e fissando criteri chiari di valutazione dei risultati.

 

 

 

La riforma del bilancio e l’avvio dell’attività di revisione della spesa, spending review, applicata presso alcuni dicasteri (Giustizia, Infrastrutture, Interni, Istruzione e Trasporti) vanno nella direzione di migliorare la qualità della spesa pubblica.

 

 

 

Il percorso di riduzione dell’indebitamento netto nel biennio 2007-08 appare lento. L’indebitamento netto previsto per il 2007 (2,4% del Pil) è appena inferiore al valore dell’anno precedente (2,5% al netto degli oneri straordinari per la Tav e per la sentenza sull’Iva). Per il 2008 si conferma l’obiettivo (2,2%) che era stato fissato sulla base di andamenti attesi dei conti pubblici molto meno positivi. Escludendo i contributi versati per il Tfr, che dovranno essere restituiti ai lavoratori, l’indebitamento netto risulterebbe significativamente superiore in entrambi gli anni.

 

 

 

L’esperienza degli anni 2000-01 avrebbe suggerito di utilizzare le fasi favorevoli del ciclo per ridurre l’indebitamento netto. La decisione di posticipare ancora gli interventi sulle spese accresce le manovre correttive necessarie per il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2011. Vi è inoltre il rischio che in futuro condizioni cicliche più difficili possano rendere ancora più complesso il risanamento oggi posposto.

 

 

 

Nelle stime ufficiali la pressione fiscale nel 2008 rimane ancora sull’elevato livello del 2007. Il prelievo sulle famiglie risentirà soprattutto dei nuovi sgravi sulla casa di abitazione, in buona parte compensati dall’aggravio automatico del carico tributario dovuto al drenaggio fiscale. 

 

 

 

Ilprelievo sulle imprese è interessato da molteplici modifiche che a regime tendono a bilanciarsi. Alcune misure comportano un’apprezzabile semplificazione degli adempimenti e un miglioramento sotto il profilo della certezza delle norme tributarie.

 

 

 

L’intervento sull’Ici, imposta relativamente poco distorsiva per l’attività economica, non appare coerente con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia tributaria degli enti territoriali, ribadito con il disegno di legge delega dello scorso agosto. L’imposta sulla proprietà immobiliare è il cardine della finanza locale in molti Paesi per l’agevole accertabilità, la scarsa mobilità della base imponibile e la distribuzione di quest’ultima sul territorio.

 

 

 

 L’accordo di luglio tra Governo e parti sociali, che sarà recepito in un disegno di legge collegato alla Finanziaria, rende più graduale, rispetto alla riforma del 2004, l’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento di anzianità previsto a partire dal 2008. In un contesto di forte invecchiamento della popolazione solo l’aumento dell’età media effettiva di pensionamento consentirà di erogare pensioni adeguate. Viene posposto al 2010 l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo in rendita. Esso avrà luogo dopo i5 anni dalla loro introduzione, quando peraltro si usarono le tavole di mortalità del 1990. L’accordo pone le premesse, dopo il 2010, per un aggiornamento più rapido e automatico dei coefficienti.

 

 

 

Alcune soluzioni prospettate nell’accordo rischiano di allontanare ulteriormente il sistema dai principi alla base del regime contributivo: omogeneità nel trattamento dei lavoratori e uno stretto legame tra contributi e prestazioni. Quest’ultima caratteristica migliora gli incentivi nelle scelte di lavoro, rendendo in particolare meno convenienti le attività irregolari, e consente di offrire maggiore libertà nella scelta dell’età di pensionamento. La nuova disciplina della previdenza complementare, entrata in vigore il i° gennaio 2007, ha determinato un significativo aumento nelle adesioni ai fondi pensione, ma l’incidenza degli iscritti sul numero complessivo degli occupati resta insufficiente.

 

 

 

Alcuni interventi mirano a contrastare la povertà e l’esclusione sociale. Essi si aggiungono agli aumenti delle pensioni di importo modesto decisi alla fine di giugno e alle misure di potenziamento degli ammortizzatori sociali delineate nel Protocollo di luglio. Secondo le rilevazioni dell’Istat, nel 2006 l’11% circa delle famiglie italiane versava in condizioni di povertà relativa. È importante individuare strumenti che diano sistematicamente sostegno alle persone in difficoltà economica. Una valutazione preliminare suggerisce che alcune delle misure proposte possono essere rese maggiormente mirate alle fasce più deboli.

 

 

 

La manovra per il 2008 mantiene le principali poste del bilancio pubblico sui livelli previsti per l’anno in corso; non sfrutta il favorevole andamento delle entrate per accelerare la riduzione del debito; non restituisce ai contribuenti una quota significativa degli aumenti di gettito.

 

 

 

La politica di bilancio può essere fattore fondamentale di crescita dell’economia. Un sistema pensionistico che incentivi la permanenza sul mercato del lavoro; un sistema fiscale che attenui le forme di prelievo più elevate e distorsive, gli interventi su Ires e Irap vanno nella giusta direzione; una scuola che, riformata secondo le linee indicate dal “quaderno bianco” del Governo, garantisca livelli di apprendimento più elevati e omogenei sul territorio nazionale; un sis
tema assistenziale attentamente mirato ai cittadini in condizioni disagiate sono i pilastri di tale politica di bilancio.

 

 

 

Sono stati avviati interventi volti ad accrescere l’efficienza della spesa e a migliorare l’organizzazione del settore pubblico.

 

 

 

La sfida è ora ottenere un forte rallentamento della spesa primaria corrente, ridurre il carico fiscale su lavoratori e imprese, aumentare la quota di risorse pubbliche diretta agli investimenti in infrastrutture e in capitale umano, nonché quella destinata al sostegno dei cittadini in condizione disagiata.

 

 

 

  

 

NOTE

Governatore della Banca d’Italia
Questo testo è tratto dalla parte finale della «testimonianza» ieri in Parlamento
Spendere meno, spendere meglio
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