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Summit in Campidoglio, prime prove di riforma amministrativa

Riassetto dei poteri e delle funzioni nel governo di Roma alla luce della legge delega del ministro Lanzillotta. Questo il tema del confronto svoltosi martedì 10 luglio nella sala delle Bandiere tra il sindaco Veltroni, gli assessori D’Ubaldo (Decentramento e Personale), Rizzo (Commercio), Coscia (Scuole), Pomponi (Periferie), D’Alessandro (Lavori pubblici), Calamante (Mobilità), Milano (Servizi sociali), Causi (Bilancio) e i presidenti dei Municipi, con l’eccezione di Corsetti (III Municipio), temporaneamente all’estero, e Fasoli (XX Municipio), unico presidente all’opposizione che in materia, ci fa sapere, ha già presentato una proposta di delibera popolare.

Oltre due ore di dibattito che ha vissuto anche momenti di tensione (subito rientrata) allorché il presidente Medici (X Municipio) ha giudicato l’assessore D’Ubaldo inadeguato al ruolo di assessore al decentramento. Ma in complesso, occorre dirlo, è stata una riunione ricca di contributi importanti, alcuni dei quali li ritroveremo nella bozza di riorganizzazione amministrativa capitolina che una Commissione mista Campidoglio-Municipi dovrà licenziare, secondo quanto stabilito nella stessa riunione, entro il 30 settembre di quest’anno.

La Commissione, che si avvarrà del coordinamento del Capo Gabinetto, sarà formata da due assessori (certa la cooptazione di D’Ubaldo e Causi) e da 5 presidenti municipali ancora da designare (si fanno i nomi di Medici, De Giusti, Scorzoni e Bellini). L’organismo avrà anche il compito di rapportarsi con gli altri presidenti per definire il livello di competenze tra Assessorati e Municipi, per evitare – come denuncia D’Ubaldo – una delle attuali incoerenze del sistema, ossia il frequente intreccio e sovrapposizione di funzioni.

Senza far torto a nessuno riteniamo valga la pena sottolineare quanto detto dal presidente Bellini (Municipio XVI) per il quale il decentramento non può essere questione di poteri al Comune o ai Municipi, esso si collega al funzionamento della città. Perché non assumere tale affermazione a concetto guida nel disegnare la riforma?

Non solo quindi decentramento ma in alcuni casi – lo dice Lobefaro (I Municipio) – occorre valutare anche ipotesi di accentramento dei servizi.

L’atteggiamento dei presidenti, globalmente, è sembrato più consapevole e politicamente maturo che in passato. Con una visione rivolta esclusivamente al funzionamento dei servizi, non già alla semplice rivendicazione di qualche potere in più che, comunque, la riforma dovrà pur contemplare.

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