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«Ti ricordi Maurizio Abbatino?». Romanzo criminale dalla voce di uno dei protagonisti

Dietro le storie, che sulla carta e nella riduzione cinematografica in parte divergono, la storia. Quella della Banda della Magliana. I personaggi romanzati del Libano, del Freddo e del Dandi, rimandano infatti a persone come Franco Giuseppucci detto il Negro, Maurizio Abbatino detto Crispino e Enrico De Pedis alias Renatino. La loro vicenda è nota. In questi giorni è forse notissima. Il giudice di Corte d’assise De Cataldo, ai tempi del processo si preparò leggendo l’ordinanza di rinvio a giudizio e Ragazzi di malavita di Giovanni Bianconi, e tuttavia – dichiara – mai si sarebbe atteso una tale sfilata di personaggi. D’altra parte, dalla fine degli anni settanta, quella organizzazione, che presentava tutti i tratti di una holding criminale, è stata spesso associata a molti misteri d’Italia.

Dei personaggi che hanno ispirato i tre protagonisti del film, soltanto uno è ancora in vita. «Ti ricordi Maurizio Abbatino?», chiede oggi Bianconi all’autore di Romanzo criminale. Abbatino, dopo l’arresto a Caracas nel gennaio del 1992, divenne un collaboratore di giustizia. Il giudice-scrittore descrive la sua impressione quando venne a deporre in aula. «Era alto e triste. Una mitragliatrice di accuse, ad alto tasso probatorio». Evoca anche qualche episodio: «Ricordo un confronto tra lui e uno degli imputati, un estremista nero arruolato alla banda, che mi colpì perché non ebbe i toni violenti dei faccia a faccia con gli altri ex complici. Fu ugualmente drammatico, ma quasi con un sottofondo di rispetto reciproco. Abbatino raccontava le loro malefatte e quello lo apostrofò dicendogli “sei un mercante di carne umana”». «E Abbatino cosa rispose?», domanda il giornalista. «Rimase freddo, appunto, e disse: “Queste cose le abbiamo fatte insieme”». E ancora Bianconi: «Allo stesso imputato, nel processo Pecorelli, un altro pentito disse: “Mi dispiace, ma non è colpa mia se tu facevi i silenziatori delle pistole pure coi gommini delle sedie!”».

Un uomo spietato, dunque, ma anche un imputato che parla con voce sommessa, quasi biascicando, una figura piuttosto lontana dal fascinoso criminale interpretato da Kim Rossi Stuart. Un testimone inoltre, un collaboratore di giustizia che durante un’esame a Perugia non esita a minacciare di morte l’avvocato Carlo Taormina. Ad ogni modo un personaggio, come confermano le audizioni processuali che Radio Radicale pubblica in questa pagina. (Roberta Jannuzzi)

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