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Torna in edicola "Non mollare", il giornale dei fratelli Rosselli

A ottant’anni dalla sua fondazione, il 6 ottobre il Non mollare, primo quotidiano clandestino antifascista apparso in Italia, uscirà per un’’ultima volta. Nella ristampa anastatica in edicola, editata a Firenze da Bollati-Boringhieri, si vede un giornale parzialmente strappato. E’ l’unica copia dell’epoca che è stata ritrovata. Quasi un fatto simbolico per rendere omaggio agli antifascisti che nel ’25 si opposero all’avvento del regime di Mussolini, primi fra tutti i fratelli Rosselli.

 

«Una ricostruzione della prigionia e delle persecuzioni sofferte da Salvemini, da Rossi e da Carlo Rosselli –spiega Valdo Spini, presidente della Fondazione “Circolo Rosselli” e deputato ds- Queste vicende sono una lezione molto importante per chi oggi continua a coltivare il mito del “consenso” che avrebbe circondato all’epoca il regime fascista».

L’idea del giornale nasce nel 1924: un’ondata di violenze fasciste si scaglia contro quelli che da li a poco verranno chiamati i fuoriusciti, gli esuli. E’ Mussolini stesso a coniare questo brutto neologismo per schedare i nemici del regime negli elenchi della Polizia di Stato. Tra i bollati come “pericoloso” c’è anche lo storico Gaetano Salvemini.

Dopo il 3 gennaio 1925, con il celebre discorso di Mussolini alla Camera in cui si assume tutte le responsabilità del delitto Matteotti, mettendo fine alle speranze di un ritorno alla legalità, sorge il Non Mollare per iniziativa proprio di un gruppo di giovani oppositori. Fra loro, in prima linea, c’è lo stesso Gaetano Salvemini, i fratelli Carlo e Nello Rosselli che di Salvemini sono discepoli, Nello Traquandi, Ernesto Rossi, Dino Vannucci e tanti altri coraggiosi. Escono 22 numeri (nella foto la redazione), uno dei quali stampato addirittura in 12.000 copie, in cui si documentano i misfatti del regime.

Il 20 settembre 1925 il Non Mollare pubblica una lettera di Cesare Rossi a Mussolini, in cui il primo, stretto collaboratore del secondo, chiama in causa il duce per tutta una serie di aggressioni subite da personaggi politici, tra cui Giovanni Amendola. Questo scatena una reazione omicida con l’intento di stroncare la diffusione del periodico stesso.

Nella notte di quel 3 ottobre di ottanta anni fa, a Firenze, vengono assassinati brutalmente Gustavo Console, Gaetano Pilati e Giuseppe Becciolini, della redazione de [i]il Non Mollare. Nei giorni precedenti le milizie avevano assalito anche la casa dei Rosselli. Il quotidiano andava soppresso perché d’ostacolo alle ambizioni dominatrici di Mussolini. All’indomani di quel 3 ottobre ci fu spazio solo per la repressione. Arrivarono le leggi “fascistissime” che bandivano completamente le libertà politiche, sindacali, di associazione e di stampa. [i]il Non Mollare viene cancellato e i suoi fondatori costretti all’esilio.

Ritrovarlo in edicola oggi significa non consegnarlo solo alla storia, ma simbolicamente dimostrare che il Regime fascista non è riuscito ad oscurarlo. Né a cancellare il lavoro e la dedizione di chi pagò con la vita la battaglia per la verità e la democrazia.

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