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Turci critica la marcia indietro sui taxi «Una piccola rivoluzione mancata»

  Dopo oltre due settimane di trattative estenuanti e di scioperi selvaggi, conditi dai saluti romani, schiaffoni e avvertimenti maiosi ai cronisti, i tassisti hanno incassato una moditica piuttosto sostanziale alla liberalizzazione del settore. Il governo ha presentato ieri un emendamento al decreto Bersani che mantiene il divieto di cumulo delle licenze, ma introduce o mantiene alcune norme che dovrebbero migliorare sia l’offerta che la qualità del servizio. Da un lato attraverso nuovi turni facoltativi, che consentiranno ai tassisti di farsi sostituire da dipendenti o familiari, dall’altro, attraverso nuovi bandi per le licenze, se i comuni lo riterranno necessario. Ed è prevista anche qualche novità aggiuntiva come le tariffe predeterminate per chi prende il taxi dall’aeroporto.

 

 

 

 Ma tra i parlamentari dell’Unione c’e qualcuno che non nasconde un po’ di delusione. Per Lanfranco Turci, l’ex liberal ds ora alla Rosa nel pugno, il mantenimento del divieto di cumulo delle licenze è la vera occasione mancata di questa riforma. «Sarebbe stato opportuno, secondo me, mantenerlo», spiega al Riformista. «Perchè il divieto del cumulo delle licenze, contenuto nel testo originario del decreto Bersani, avrebbe introdotto finalmente un’industrializzazione del servizio dei taxi, un ampliamento dell’offerta determinata da leggi di mercato. Cancellando quella piccola rivoluzione si cancella uno dei punti piu forti del provvedimento. Per fare un parallelo: è come se si fosse bloccato anni fa l’arrivo degli ipermercati e si fosse concesso agli alimentari di ampliare i negozi. L’attività dei tassisti continuerà ad essere gestita al livello individuale, familiare, anche se con norme che li obbligheranno a migliorare i servizi».

 

 

 

 Secondo la riforma, se i comuni ritenessero le auto bianche in circolazione insufficienti, potranno bandire nuovi concorsi straordinari per il rilascio di nuove licenze. «Sì, e questo signitica, in sostanza, che la palla torna ai sindaci. E lì gli esempi non sono molto confortanti. L’anno scorso, a Roma, un’ordinanza aveva introdotto piò turni per alcune fasce orarie critiche o per le ore notturne, grazie ad un accordo dell’anno precedente. Si tratta di centinaia di licenze che sono ancora lì, in attesa di essere assegnate. Quindi, se è positiva la norma che prevede turnazioni integrative a quelle previste oggi, in teoria, è altrettanto vero che le lobby dei tassisti, negli anni, ha avuto spesso la meglio, al livello locale. Ed è legittimo avanzare qualche timore sulle trattative future. Insomma, quello che voglio dire è che siccome è demandata ai comuni la scelta di introdurre nuovi turni, il braccio di ferro cui abbiamo assistito nei giorni scorsi a livello nazionale, rischia di ripetersi al livello locale, da adesso in poi. Perciò, per un miglioramento di questo settore sarà determinante la spinta liberalizzatrice e la forza di volontà dei sindaci, in futuro».

 

 

 

 Qualcuno, come la Fit Cisl, avanza dubbi pesanti sull’emendamento dell’esecutivo. Secondo il sindacato dei trasporti della Cisl le modifiche non incideranno sulle tariffe, ad esempio. «Beh, ma quelle non erano in questione, neanche nella versione originaria del provvedimento. L’obiettivo era migliorare l’offerta e i servizi. E qualche novità, sul fronte delle tariffe c’è: ad esempio l’introduzione di quelle predeterminate per percorsi prestabiliti, come nei percorsi dagli aeroporti. Oppure le tariffe differenziate per i pensionati o per le scuole. Mi sembrano norme migliorative, dal punto di vista del servizio.

 

 

 

 Insomma, hanno vinto uno a zero i tassisti o è «pareggio», come dice Bersani? «No, preferisco parlare del merito e devo dire che, sì, c’è un’altra cosa che mi ha un po’ meravigliato, in questa discussione». E qual è? «Ma perchè il governo non ha mai preso neanche in considerazione la proposta dell’Antitrust? Quella di concedere a titolo gratuito una licenza in piò ad ogni tassista. Consentirebbe di raddoppiare le licenze e non danneggerebbe i tassisti».

 

 

 

 La protesta delle auto bianche ha distolto l’attenzione da altre proteste che stanno montando in questi giorni, sul decreto Bersani: gli avvocati, i farmacisti, i notai. Che previsioni fa, il governo cederà ancora, secondo lei? «Io sono preoccupatissimo, ma non per il governo. Gli avvocati, ad esempio, godono di un’ampia rappresentanza in Parlamento, ieri hanno incassato un parere della Commissione giustizia del Senato che svuota il decreto di tutte le istanze più innovative. Non escludo che la lobby degli avvocati, contraria al decreto e ampia e trasversale in Parlamento, possa avere la meglio anche in Aula».

Turci critica la marcia indietro sui taxi «Una piccola rivoluzione mancata»
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