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Unioni civili, un registro per Roma.

Era il 7 marzo, a Piazza Farnese sotto l’ambasciata francese il popolo dei Dico si riuniva per manifestare. Nello stesso momento e nello stesso posto, i Radicali Roma iniziavano la raccolta firme per l’istituzione del registro delle unioni civili del Comune Capitolino. A distanza di un mese, i radicali hanno raccolto 4000 delle 5000 firme richieste per presentare il progetto in sede comunale e perché questo venga discusso. L’iniziativa fin da subito ha raccolto il consenso delle associazioni omosessuali, delle associazioni laiche, dell’Uaar e di alcuni esponenti della politica locale. Una campagna che ha conosciuto momenti di scontro, anche fisico, da parte di chi vede nell’iniziativa radicale un attacco alla famiglia tradizionale. In occasione della raccolta firme negli spazi della Sapienza, lo scorso 13 aprile, un signore di quarant’anni si è avventato contro il banchetto, con l’intento di stracciare i fogli contenenti le firme raccolte durante la giornata, invalidando così il lavoro dei volontari. Ma questo è solo un episodio come dichiarò Alessandra Pinna all’indomani dell’incidente “tra il silenzio di media e politici, alla libreria Babele di Milano sono apparse scritte omofobiche e minacce nei confronti di Imma Battaglia, Presidente del Di’Gay Project, associazione copromotrice della raccolta firme. L’aggressione conferma il clima violento contro coloro che stanno conducendo democraticamente una battaglia di libertà per l’estensione dei diritti civili, diritti che non incidono assolutamente su quelli della famiglia tradizionale.”

Il registro delle Unioni civili, così come concepito dai Radicali, si pone come uno strumento volto alla tutela di alcuni diritti a livello amministrativo, collegati ad una realtà meramente locale. Si parla di agevolazioni tributarie, alloggi popolari e cose normalissime che concernono la vita quotidiana di qualunque famiglia italiana. Un segnale forte che parte dalla Capitale, diretto a quegli stessi politici che hanno lasciato cadere i Dico pochi mesi fa. Un segnale che parte dal basso, dalla società civile volto ad arginare i disastri della politica, dando una spinta ai nostri onorevoli per far arrivare il Bel Paese dove i nostri colleghi europei sono già approdati da anni.

Considerato che l’art. 1 dello statuto del Comune di Roma recita che “il Comune rappresenta la comunità di donne e uomini che vivono nel suo territorio, ne cura gli interessi, ne promuove il progresso e si impegna a tutelare i diritti individuali delle persone così come sanciti dalla Costituzione italiana” il comune che anche la Capitale di questo paese dovrebbe diventare un centro propulsore, un esempio per tutto il territorio, dal momento che anche secondo la Corte Costituzionale “un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare, costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti, intrinseche manifestazioni”. La Corte Costituzionale, lo statuto del Comune, molti articoli della Costituzione e le 4000 firme raccolte sino ad oggi sembrano essere il chiaro segnale che quest’Italia è pronta ad allargare i diritti alle coppie di fatto.

http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?id=3655

Unioni civili, un registro per Roma.
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