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Unioni di fatto, dialogo o barricate? Le due Chiese scendono in campo

La linea del dialogo e quella del «muro contro muro». Due anime della Chiesa che si fronteggiano, ciascuna con un proprio esercito di vescovi diocesani e prelati di Curia. E l’ala più intransigente muove, dietro le quinte, il network di cinquanta associazioni (da Cl al Forum delle famiglie, dai Neocatecumenali, ai Focolarini, dall’Azione Cattolica al Rinnovamento nello spirito) che stanno preparando la marcia contro i Dico. Ieri la riunione al Forum di via di Parione per organizzare il corteo è slittata «in extremis» ma la «piattaforma comune è in via di definzione». L’incontro Prodi-Bertone alla cerimonia per i Patti Lateranensi non ha sanato la frattura tra governo e Vaticano, perciò dietro il fronte della fermezza (guidato dal presidente della Cei Camillo Ruini) si muovono i fautori di un riavvicinamento tra le due sponde del Tevere, il cui capofila è l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi. L’annuncio di una nota della Cei che vincoli il voto dei parlamentari cattolici ha fatto affiorare in superficie le due correnti ecclesiali che duellano per determinare le decisioni nei Sacri Palazzi. Una più interventista e incline a far sentire il peso della Chiesa sull’iter parlamentare dei «Dico» e l’altra favorevole a tenersi fuori dalla contesa politica e a cercare una sintesi «alta» sui principi. Sopra gli opposti schieramenti, il segretario di Stato Tarcisio Bertone mette in pratica la strategia dei due forni: da un lato gioca la carta della distensione, dall’altra tiene di scorta la mobilitazione anti-Dico. «Bisogna evitare le contrapposizioni e mediare intelligentemente e sapientemente», evidenzia il «premier» della Santa Sede.

«Occorre puntare su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide – spiega il cardinale Javier Lozano Barragan, ministro vaticano della Salute -. Il dialogo è il metodo indispensabile per arrivare alla soluzione. Attorno alla legislazione sulle unioni di fatto occorre essere fermi nei principi ma disponibili a ricercare l’armonia. Per fare passi avanti serve un rasserenamento del clima». Anche perché alzare i toni dello scontro, aggiunge il porporato di Curia, «provoca una chiusura e un accanimento nelle posizioni di partenza». L’approccio più idoneo, sottolinea Barragan, è stato suggerito da Benedetto XVI. «Sostenere la famiglia non è una questione confessionale ma un’istanza sociale imprescindibile perché senza famiglia non c’è vita. Quindi è interesse dello Stato tutelarla – afferma Barragan-. La chiesa segue la sua missione nel difendere il bene comune».

Tra i sostenitori della «mediazione necessaria», anche l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, secondo cui la regolamentazione giuridica delle coppie di fatto è una «realtà che va affrontata con disponibilità all’ascolto reciproco e al dialogo», senza «contrapposizioni e asserzioni nel segno dell’assolutezza». Sull’esempio di Milano, altre diocesi si stanno attrezzando ad un’azione pastorale verso i conviventi, confidando poco nella bocciatura parlamentare dei Dico. «Bisognerà pure ricominciare a dialogare con la politica, non si possono alzare barricate per sempre – osserva monsignor Giovanni Nicolini, storico vicario episcopale a Bologna e fondatore della Comunità “Sammartini” -. La legge sulle coppie di fatto non ci soddisfa, però mobilitare le piazze a oltranza farà arroccare ancora di più chi la pensa diversamente da noi». A ispirare i «pontieri», nella loro opera di ricucitura dei rapporti tra Santa Sede e governo, è il cardinale Carlo Maria Martini, leader mondiale dell’episcopale progressista, convinto che la famiglia vada «promossa più che difesa». Il braccio di ferro con il governo, invece, è appannaggio del cardinal Ruini, alla testa dell’ala interventista dell’episcopato nazionale e della Curia. «La famiglia è un valore non negoziabile – avverte il vescovo Giuseppe Malandrino della commissione Cei per i problemi sociali -. Non possiamo discostarci da quanto è scritto nel Vangelo». E il vescovo Claudio Stagni della commissione episcopale per l’educazione cattolica rincara la dose: «Come si fa a trattare se il governo si fa dettare l’agenda delle priorità da chi vuole legittimare forme di convivenze contrarie alla natura e alla storia?». Pronti a far sentire la loro voce anche nelle piazze. «Per essere presenti nella società con le nostre forze, consapevoli di quelle che sono le responsabilità che abbiamo, dei limiti che abbiamo e dei ruoli differenti che possediamo – precisa il vescovo Rino Fisichella -. Dalla nostra parte abbiamo la garanzia costituzionale, ma abbiamo anche la nostra testardaggine». Cosa non scontata se Gianni Giacobbe, il coordinatore delle associazioni che lavorano alla manifestazione contro i Dico, ammette che il rinvio della riunione di ieri «serve a riflettere e a raggiungere una mediazione che trovi d’accordo tutti i movimenti». Il corteo non sarà il 25 marzo («anche perché è domenica) e «se si farà sarà frutto di una decisione comunitaria», assicura Giacobbe.

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