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Va ringraziato

È la parola alla quale tutti si dovrebbero attene­re, nel caso Welby. Dignità dell’uomo, dignità del malato, dignità del malato che chiede consapevolmente di cessare l’accanimento terapeutico, dignità di una politica che dovrebbe assumere di fronte a questo te­ma toni e contenuti diversi dalle contrapposte scomuniche a colpi di ro­boanti princìpi che non c’entrano nulla con ciò che ci si trova di fronte. Per quanto mi consta dalla conoscenza diretta di padiglioni ospedalieri e di malati affetti da patologie attualmente da considerare irreversibili o comunque avviate allo stadio terminale per inefficacia delle cure, non ho dubbi sul fatto che staccare la ventilazione forzata, di fronte alla di­chiarata e consapevole coscienza del paziente di non intendere affron­tare oltre il calvario della sofferenza, non configuri affatto la fattispecie dannatamente scivolosa dell’eutanasia. La norma costituzionale che af­ferma il diritto del malato non chiede affatto una normativa prescrittiva e casistica, per la sua attuazione, ma una semplice norma di principio che lasci ai medici la libertà o meno di attuare il pieno diritto del pa­ziente. E se il medico c’è, che decide di dare attuazione alla disposizio­ne di ultima volontà del malato, non c’è reato. Né sacrilegio. Né disprez­zo della vita. Né trionfo della tecnica onnipotente sull’etica. Né superomismo polemista sul mistero della vita di cui tutti siamo espressione caduca ed ef-fimera, dal punto di vista fisico e biologico. Niente di tutto ciò che infiamma le polemiche di una politi­ca acchiapavoti sulle crociate, ha a che fare con la scelta consapevole di Piergiorgio. Che va solo rin­graziato, per aver voluto fare della sua dolorosa esperienza personale una testimonianza pubblica, invece di soddisfare silenziosamente la sua richiesta accettando magari di pagare un infermiere per la bisogna, come invece accade nella quotidiana realtà che la politica finge o si ostina a non vedere.

Va ringraziato
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