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Vi proteggiamo, ma svegliatevi

L’importanza strategica dell’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo viene confermata nella proposta di Legge finanziaria, dov’è aumentata la dotazione del fondo per il made in Italy (20 milioni nel triennio), sono confermati gli stanziamenti per l’Istituto per il commercio estero (Ice), è rifinanziato il fondo export credit, è razionalizzata la gestione dei fondi di venture capitai. È in questo quadro che si inserisce il procedimento antidumping sulle calzature importate da Cina e Vietnam sul quale erano chiamati a pronunciarsi prima la Commissione europea, con la proposta di dazi definitivi, poi i Paesi membri.
L’antidumping non ha nulla a che vedere con il dibattito tra protezionismo e liberalismo né con presunti danni ai consumatori. Al contrario, si tratta di misure necessarie per assicurare che il commercio internazionale si svolga in un quadro di regole minime. E, come ogni sistema di regolazione, si basa anche sulla necessità di prevedere sanzioni se tali regole vengano violate. È un sistema regolamentato dalla World trade organization (Wto), che viene utilizzato regolarmente dagli Stati Uniti. In questo caso, la Commissione europea aveva constatato un aumento d’importazioni sottocosto da Cina e Vietnam del 130% nel triennio 2002-2004 e del 29% nel 2005. Dimensioni tali da determinare sanzioni.
Si tratta di proteggere la nostra industria calzaturiera, leader europea del settore e tra i maggiori attori sulla scena mondiale. Un caso di scuola e della massima importanza per l’italia, considerato che esistono circa 30 distretti delle calzature e che già nel primo semestre 2006 sono stati persi poco meno di 3 mila posti di lavoro. Ecco perché negli ultimi mesi questo dossier è stato al centro dell’azione diplomatica dell’Italia, che ha richiamato i partner comunitari al rispetto di quel principio di solidarietà europea che dovrebbe prevalere quando gli interessi di alcuni Paesi sono seriamente compromessi.

FARE SISTEMA. Oggi questo intenso lavoro ha prodotto i suoi frutti ed è diventata effettiva la proroga di due anni dei dazi sulle scarpe al 16,5% verso la Cina e al 10% verso il Vietnam. Il nuovo regolamento prevede un monitoraggio e una relazione quadrimestrale sugli andamenti del settore. Inoltre, i prodotti coperti dai dazi includono anche le calzature da bambino, escluse dalle misure attualmente in vigore. Questo perché l’Italia è riuscita a dimostrare che tale esclusione era inammissibile. La soluzione non era affatto scontata. Il confronto a tratti è stato aspro. Molti Paesi hanno compreso le ragioni dell’Italia e delle sue imprese e, quindi, si è aggregata con fatica una nuova maggioranza sulla proposta della Commissione. Vorrei quindi ringraziare quegli Stati che hanno dato prova di sensibilità ai problemi delle imprese e dei lavoratori italiani; nonché il commissario Ue Peter Mandelson, che ha contribuito al raggiungimento della soluzione di compromesso.
Ora si apre un periodo importante, necessario per una fase d’interazione ancora più intensa con quei Paesi che pur producendo a costi notevolmente più bassi non possono sottrarsi alle regole del commercio internazionale. Un tempo, però, che deve essere utilizzato dalle nostre aziende per fronteggiare la sfida di una concorrenza sempre più agguerrita. E che i governi europei dovranno sfruttare per riflettere sull’aderenza delle regole alla mutazione continua dei mercati globali. L’Italia è pronta a dare il suo contributo. Infine, mi preme ringraziare tutti coloro che, con il loro contributo, hanno permesso l’applicazione delle misure antidumping sulle calzature: i dirigenti e funzionari del ministero del Commercio internazionale, della rappresentanza permanente di Bruxelles, i sindacati, Confindustria e le associazioni di categoria. Siamo riusciti a fare «sistema». Dobbiamo continuare su questa strada.

Vi proteggiamo, ma svegliatevi
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